Lazio-Atalanta 0-2, la Dea continua la sua scalata: Ederson e Zalewski stendono i biancocelesti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è una parola che ritorna con insistenza nel vocabolario di Raffaele Palladino, ed è “scalare”. Lo aveva detto a inizio anno, quando l’Atalanta era imbottigliata a metà classifica, e lo ha ripetuto al termine della partita vinta contro la Lazio per 2-0, una sfida che allo Stadio Olimpico assumeva i contorni di un crocevia importante per le ambizioni europee dei bergamaschi -2. I fatti, al 14 febbraio 2026, gli stanno dando ragione: la sua squadra, infatti, ha infilato il terzo successo consecutivo considerando anche la Coppa Italia, e approfittando del passo falso del Como contro la Fiorentina, ha scavalcato i lariani portandosi a quota 42 punti, al sesto posto solitario in attesa del recupero che i comaschi giocheranno con il Milan -3. La manovra, in avvio, sembrava però scontare qualche indecisione di troppo, con Scalvini e Ahanor che si sono caricati di un giallo pesante nei primi minuti, un rischio non da poco contro una squadra che, seppur priva di Pedro e Zaccagni, prova a impostare la gara con il solito palleggio.

L’equilibrio, spezzato solo da qualche fiammata di Taylor, che ha impegnato Carnesecchi in una parata difficile da dimenticare, ha retto fino al 41’, quando un rimpallo ha beffato Cataldi: il braccio del centrocampista, infatti, ha intercettato un cross di Zappacosta e l’arbitro Sacchi, dopo un consulto con il Var, ha indicato il dischetto -1. Dal dischetto, Ederson ha dimostrato tutta la sua autorità, spiazzando Provedel con un tiro secco e gelando la Curva Nord. Il raddoppio, maturato al 60’, è stato invece una perla di Zalewski, che ha ricevuto palla al limite, si è accentrato e ha lasciato partire un destro a giro che si è insaccato all’incrocio, una conclusione da manuale del calcio che ha chiuso di fatto i conti -4.

Tra i protagonisti assoluti, però, c’è anche chi il gol non lo ha segnato, ma lo ha impedito con una naturalezza che ormai rasenta la normalità. Marco Carnesecchi, per l’ennesima volta, ha blindato la porta con interventi decisivi, guadagnandosi sulla fiducia il Titolo di MVP della serata: il suo riflesso sul colpo di testa ravvicinato di Noslin, nella ripresa, è valso più di qualsiasi proclamo, una saracinesca che si è abbattuta sulle speranze di rientro della Lazio -1. Sul fronte opposto, invece, l’esordio dal primo minuto di Honest Ahanor è durato appena 25 minuti: il giovane difensore, preso di mira costantemente da Isaksen, è sembrato in affanno e non è riuscito a cavare un ragno dal buco, rimediando un’ammonizione e venendo sostituito da Kolasinac per evitare guai peggiori -4. Palladino, in questo modo, ha dovuto riorganizzare la retroguardia, ma la mossa non ha sortito effetti negativi, anzi.

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