Lazio-Atalanta, la notte della Coppa Italia vale una stagione

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Archiviato lo 0-0 del Sinigaglia tra Como e Inter, l’attenzione degli appassionati si sposta questa sera sull’Olimpico dove andrà in scena Lazio-Atalanta, seconda semifinale di andata della Coppa Italia Frecciarossa. Un appuntamento, quello in programma per mercoledì 4 marzo con fischio d’inizio alle ore 21 su Italia 1, che assume contorni diametralmente opposti per le due squadre, divise non solo dal campo ma anche da due momenti stagionali completamente diversi. Se per i bergamaschi di Raffaele Palladino si tratta dell’opportunità per continuare a sognare su più fronti, per i biancocelesti di Maurizio Sarri la competizione rappresenta l’ultimo, concreto treno per dare un senso a un’annata fin qui decisamente al di sotto delle aspettative. La sfida, che aspetta il ritorno previsto tra il 21 e il 22 aprile a Bergamo, si preannuncia tesissima, giocata peraltro in uno stadio deserto e senza il sostegno del pubblico di casa.

La Lazio, va detto, nella Coppa Italia ha storicamente un altro passo e un altro piglio. I numeri dicono che i capitolini hanno sollevato il trofeo sette volte, l’ultima delle quali nella stagione 2018/19 quando in finale ebbero proprio la meglio sull’Atalanta. Il percorso per arrivare a questo snodo, però, è stato tutt’altro che semplice: prima l’1-0 stretto sul Milan agli Ottavi, poi la sofferta qualificazione ai Quarti contro il Bologna, superato solo ai calci di rigore dopo l’1-1 dei tempi regolamentari al Dall’Ara. Dall’altra parte, invece, i nerazzurri – che vantano una sola affermazione nella competizione, datata 1963 – hanno letteralmente travolto gli avversari, rifilando un netto 4-0 al Genoa e un altrettanto perentorio 3-0 alla Juventus, sempre tra le mura amiche della New Balance Arena di Bergamo. Due striscioni di rendimento differenti che fotografano alla perfezione lo stato d’animo delle due compagini.

Un confronto che profeta di rivincita e necessità

La partita di stasera, e questo è un dettaglio tutt’altro che trascurabile, arriva a nemmeno tre settimane di distanza dall’ultimo incrocio all’Olimpico, sempre valido per il campionato, quando l’Atalanta si impose con un netto 2. Una sconfitta, quella rimediata il 14 febbraio, che i giocatori di Sarri hanno ancora sullo stomaco e che Palladino, giustamente, teme possa trasformarsi in un moltiplicatore di energie per i padroni di casa. L’allenatore dell’Atalanta, intervistato da SportMediaset, ha parlato chiaro: “Affrontiamo una squadra che conosciamo bene – ha spiegato – e proprio per questo sappiamo che loro avranno il dente avvelenato e una grandissima voglia di batterci. Dovremo essere bravi a ragionare sulla doppia sfida, perché saranno due battaglie importanti e distanti nel tempo”.

Per Sarri, invece, la gestione del gruppo e delle energie mentali diventa cruciale, specialmente considerando le numerose assenze per infortunio che affliggono la rosa. Il tecnico toscano, che deve rinunciare a pedine importanti come Gila e Rovella, ha un dubbio non indifferente a centrocampo, dove il ballottaggio per una maglia da titolare è tutto tra Dele-Bashiru e Belahyane, con il primo che sembra partire leggermente favorito nonostante qualche panchina recente. In attacco, accanto a Zaccagni, dovrebbe trovare spazio Dia, chiamato a trascinare la squadra in una serata che profuma di dentro o fuori per le ambizioni europee della Lazio, considerando anche l’undicesimo posto in classifica in campionato.

Il doppio confronto e la statistica che sorride ai padroni di casa

Al di là del momento di forma, però, a raccontare una verità statistica piuttosto chiara ci pensano i precedenti in Coppa Italia. In questo specifico torneo, la Lazio in casa contro l’Atalanta ha un ruolino di marcia eccezionale: su quattro precedenti giocati all’Olimpico, i biancocelesti ne hanno vinti tre. L’ultimo successo casalingo in coppa contro i bergamaschi risale all’ottobre del 2008, quando i capitolini si imposero con un netto 2. Un dato che, se da un lato può infondere fiducia nello spogliatoio di Sarri, dall’altro deve mettere in guardia Palladino e i suoi: l’Atalanta, in Coppa Italia contro la Lazio, non ha mai vinto in trasferta. Considerando tutti gli undici precedenti assoluti nella competizione, l’equilibrio regna sovrano con 4 vittorie laziali, 4 pareggi e 3 successi nerazzurri, ma la statistica casalinga pende in modo netto verso i romani.

Resta da capire, e lo si vedrà solo a partita in corso, se a prevalere sarà la necessità di fare risultato della Lazio o la solidità e la freddezza di un’Atalanta che in questa stagione ha già dimostrato di saper convivere con la pressione. Gli uomini di Palladino arrivano all’appuntamento reduci dall’eliminazione in campionato contro il Sassuolo, una battuta d’arresto che ha lasciato il segno, ma anche forti dell’entusiasmo per l’impresa in Champions League, dove sono riusciti a ribaltare il Borussia Dortmund diventando l’unica italiana agli ottavi. Un doppio volto, quello della Dea, che rende la sfida ancora più imprevedibile.

Parole e silenzi alla vigilia dell’atto finale

Mentre Sarri sceglie il silenzio stampa per preparare la sfida, lasciando parlare solo il campo, Palladino ha voluto alzare il velo sull’importanza emotiva e strategica della partita. “Ci teniamo in modo particolare a questa competizione – ha ribadito l’allenatore bergamasco –. L’Atalanta ha disputato tre finali negli ultimi sette anni e arrivarci per la quarta volta è un sogno e un obiettivo. È il percorso più breve per tornare in Europa la prossima stagione, e noi vogliamo regalarci questo traguardo”. Una dichiarazione d’intenti che non lascia spazio a interpretazioni: per l’Atalanta la Coppa Italia non è un ripiego, ma una via maestra per continuare a competere ad alti livelli. Dall’altra parte, sebbena non filtrino dichiarazioni ufficiali, il peso della partita sulle spalle dei giocatori laziali è evidente, con una stagione che rischia di naufragare definitivamente se non si dovesse cogliere un risultato positivo in vista del ritorno. La posta in gioco, insomma, è altissima per entrambe, e l’Olimpico sarà il teatro di questa resa dei conti.

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