Lazio-Atalanta 2-2, la notte delle rimonte in un Olimpico deserto
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Redazione Sport
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La semifinale di andata della Coppa Italia tra Lazio e Atalanta, giocatasi ieri sera allo stadio Olimpico, ha regalato emozioni e colpi di scena, confermando — se mai ce ne fosse stato bisogno — quanto il fattore campo, in questa stagione, conti relativamente per i biancocelesti. Di fronte a una cornice di pubblico desolatamente vuota, con appena qualche migliaio di spettatori presenti e il tifo organizzato riunito all’esterno per protesta contro la società -5-8, le due squadre hanno dato vita a una partita vera, fisica e tecnicamente di livello, che si è accesa solamente nella ripresa dopo un primo tempo vissuto a ritmi più blandi e con un predominio territoriale, seppur sterile, della formazione di Raffaele Palladino.
Nei primi quarantacinque minuti, infatti, l’Atalanta era apparsa più in palla, sfiorando il vantaggio in un paio di circostanze: prima con un colpo di testa di Krstovic, prontamente annullato dal Var per un fuorigioco di Zappacosta a monte dell’azione, e poi con lo stesso Zappacosta, che colpiva una traversa piena da posizione defilata. Dall’altra parte, una Lazio timida e attendista non riusciva mai a impensierire seriamente Carnesecchi, fatta eccezione per qualche timido tentativo di Isaksen, e si ritirava negli spogliatoi sullo 0-0 con la sensazione di aver corso più rischi del dovuto.
La ripresa, tuttavia, cambiava radicalmente volto e sceneggiatura. Bastavano pochi minuti per sbloccare il risultato: al 47’, una perfetta triangolazione tra Dele-Bashiru e Maldini mandava in porta il centrocampista nigeriano, il quale superava Carnesecchi con un delizioso tocco sotto, siglando la sua prima rete stagionale e portando avanti i suoi. Un vantaggio che sembrava poter indirizzare la sfida, ma che durava lo spazio di un lampo. Quattro minuti più tardi, infatti, Samardzic calciava dal limite, Provedel non tratteneva e sulla ribattuta Pasalic era il più lesto a depositare in rete per l’1.
Il match si infiammava e le occasioni cominciavano a susseguirsi con ritmo vertiginoso. Taylor, per la Lazio, costringeva Carnesecchi a un buon intervento, mentre dall’altra parte i ritmi intensi e qualche contrasto acceso portavano all’espulsione di entrambi gli allenatori, Sarri e Palladino, per un battibecco a bordo campo. Quando la partita sembrava avviata verso un pareggio che forse accontentava entrambe, ecco l’episodio che sembrava poter decidere la contesa. All’87’, Nuno Tavares crossava dalla sinistra e Pasalic, nel tentativo di controllare il pallone spalle alla porta con il petto, pasticciava goffamente, offrendo a Dia il facile assist per il 2. Un errore banale e plateale che il neo entrato attaccante laziale non si lasciava sfuggire, riportando in vantaggio i padroni di casa e facendo esplodere la gioia dei pochi presenti.
Ma il copione della serata, si sa, era scritto per le rimonte. A due minuti dal novantesimo, Sulemana, appena entrato, saltava nettamente Marusic sulla sinistra e metteva al centro per Musah, che tutto solo in area scaricava alle spalle di Provedel il definitivo 2. Una doccia gelata per la Lazio, che per la seconda volta in pochi minuti vedeva sfumare un vantaggio prezioso, e una boccata d’ossigeno per un’Atalanta che, pur apparsa in serata non esaltante, ha dimostrato carattere e cinismo nel non mollare mai.
Le scelte di Sarri e la gestione della partita
Maurizio Sarri, nel post-gara, ha analizzato la prestazione della sua squadra con la consueta onestà intellettuale, sottolineando come il rammarico principale risieda nella gestione dei due vantaggi. Il tecnico toscano ha evidenziato la tendenza della squadra ad abbassarsi troppo dopo aver segnato, arretrando di trenta metri e perdendo quella densità in mezzo al campo che invece aveva caratterizzato le fasi migliori del gioco. Una fragilità mentale, più che fisica, che ha permesso agli avversari di rientrare in partita con troppa facilità. Sarri ha poi speso parole al miele per la prova di Nuno Tavares, autore di una prestazione solida in entrambe le fasi, e per Dele-Bashiru, definendo la sua gara come la logica conseguenza di un lavoro svolto sui dettagli. Non è mancata, nelle sue dichiarazioni, una stoccata al presidente Lotito in merito all’utilizzo di Maldini, ribadendo con fermezza che le scelte tattiche spettano unicamente a lui e che il ragazzo, schierato come trequartista atipico, ha interpretato il ruolo nel migliore dei modi.
Palladino e l'analisi di una prestazione di carattere
Dall’altro lato, Raffaele Palladino ha potuto sorridere per il carattere mostrato dai suoi ragazzi, capaci di rimontare non una, ma due volte lo svantaggio in casa di una squadra organizzata come quella laziale. L’allenatore dell’Atalanta, pur riconoscendo che nel primo tempo la sua squadra avrebbe potuto essere più concreta negli ultimi sedici metri, ha elogiato la reazione dopo i gol subiti, definendola il segnale di una crescita importante dal punto di vista della personalità. Un pareggio, quello dell’Olimpico, che secondo il tecnico mantiene la qualificazione in perfetto equilibrio, trasformando la sfida in una partita secca da giocare davanti al pubblico amico di Bergamo. Da registrare, inoltre, il minutaggio concesso a giocatori come Musah, entrato bene dalla panchina e andato a segno, e Sulemana, il cui assist per il 2-2 ha dimostrato come la profondità della rosa possa rivelarsi decisiva in questo tour de force di fine stagione.
Una semifinale ancora apertissima
Il 2-2 maturato all’Olimpico lascia dunque tutto in bilico in vista del ritorno, in programma tra circa un mese e mezzo a Bergamo. Per la Lazio, c’è la consapevolezza di aver sprecato un’occasione potenzialmente decisiva, subendo gol in momenti fatali della partita e mostrando ancora una certa fragilità nel chiudere le partite. Dall’altra parte, l’Atalanta si porta a casa un risultato prezioso, che in caso di vittoria con uno scarto minimo o di pareggio con reti potrebbe spalancarle le porte della finale. Un’Atalanta che, nonostante le fatiche di una stagione intensa e le numerose assenze pesanti, ha saputo soffrire e colpire nei momenti chiave, dimostrando di credere fermamente nell’obiettivo di raggiungere la quarta finale di Coppa Italia in otto anni. Tutto rinviato, dunque, a una notte di fine aprile in cui si deciderà chi tra Lazio e Atalanta volerà a Roma per giocarsi il trofeo.




