Lazio-Atalanta, notte di rimonte all'Olimpico: decide Musah nel finale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
C’è una semifinale di Coppa Italia che non si chiude, e forse è giusto così, perché una partita così, vissuta sugli equilibri precari del secondo tempo e sulla doppia risposta dell’Atalanta ai colpi della Lazio, meritava di rimandare tutto al giudizio del ritorno a Bergamo. All’Olimpico, di fronte a un pubblico ridotto ai minimi termini per via della protesta della Curva Nord contro la presidenza di Lotito, la squadra di Sarri è riuscita per due volte a portarsi in vantaggio – prima con Dele-Bashiru e poi con Dia – e per due volte si è fatta raggiungere, nell’arco di pochi minuti, dagli uomini di Palladino. Il 2-2 finale, maturato allo scadere con la firma di Yunus Musah, lascia intatte le speranze di entrambe, ma consegna ai biancocelesti quel pizzico di rammarico che nasce dal non aver saputo gestire il doppio vantaggio.
Nel primo tempo, l’Atalanta era sembrata poter sbloccare il risultato in più di un’occasione, colpendo anche una traversa con Zappacosta e vedendosi annullare un gol a Krstovic per un fuorigioco millimetrico dello stesso esterno. La Lazio, invece, era rimasta in partita senza mai trovare la profondità necessaria per impensierire Carnesecchi. Poi, alla ripresa delle ostilità, la musica è cambiata radicalmente. Al 47’, una triangolazione rapida tra Daniel Maldini – utilizzato da trequartista nonostante le recenti dichiarazioni del suo presidente – e Dele-Bashiru ha mandato in porta il nigeriano, che ha superato il portiere con un pallonetto di fino. La gioia dei pochissimi presenti è durata però lo spazio di un amen: quattro minuti più tardi, Samardzic ha costretto Provedel a una respinta in tuffo e Pasalic, il più lesto di tutti, ha ribadito in rete da distanza ravvicinata.
La partita, a quel punto, è diventata un alternarsi di folate e di nervosismo, con i due allenatori – Sarri e Palladino – addirittura ammoniti per un battibecco nato a centrocampo. Quando tutto sembrava indirizzato verso un pareggio che forse avrebbe accontentato un po' tutti, l'episodio che sembrava poter svoltare la serata: al 87’, Nuno Tavares ha messo un cross dalla sinistra, Pasalic ha provato a controllare di petto in area piccola ma ha servito involontariamente Dia, che ringraziato e insaccato il 2. Un errore banale, di quelli che pesano come macigni, e che invece è stato subito rimesso in discussione dal secondo, immediato sussulto nerazzurro.
Perché l’Atalanta, si sa, non muore mai. E quando al 90’ Sulemana ha sgusciato via sulla sinistra mettendo il pallone a rimorchio, c’era Musah, entrato da poco, a raccoglierlo e a battere Provedel con un destro centrale ma violento, che non lasciava scampo. Un gol che sa di beffa per la Lazio, costretta a recriminare per quella tendenza – ormai quasi un'abitudine – ad abbassare il baricentro dopo essere passata in vantaggio. E che invece per gli ospiti rappresenta la conferma di quanto la panchina possa essere determinante in questo finale di stagione, con infortuni pesanti come quelli di Ederson, Raspadori e De Ketelaere che impongono un ricambio costante e qualitative.




