Tesla, il fondo norvegese dice no al maxi-premio per Musk
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il voto che, il prossimo 6 novembre, dovrà sancire l'approvazione o il rigetto del pacchetto retributivo per Elon Musk, valutato fino a mille miliardi di dollari a fronte del raggiungimento di una serie di obiettivi nei prossimi dieci anni, si preannuncia più combattuto del previsto. Le indiscrezioni che circolavano nelle settimane scorse, le quali lasciavano intendere un sostanziale via libera da parte degli investitori, hanno infatti subito una brusca sterzata in seguito alla presa di posizione di alcuni azionisti di peso, i quali hanno reso noto il loro intendimento di votare contro una misura giudicata eccessiva. L'annuncio che ha scosso gli equilibri, gettando un'ombra di incertezza sull'esito della consultazione, è arrivato dal fondo sovrano norvegese Norges Bank Investment Management, detentore di una quota superiore all'1% del capitale Tesla e considerato, per la sua mole, il più grande investitore istituzionale a livello globale.
Il fronte del no guidato da Oslo
La Norges Bank, la quale gestisce un patrimonio complessivo di immense proporzioni e che nella sola Tesla ha un'esposizione del valore di circa diciassette miliardi di dollari, ha motivato la sua scelta, che di fatto si traduce in una bocciatura senza appello del piano, con una serie di perplessità di natura strutturale. I manager del fondo, pur avendo riconosciuto – è bene sottolinearlo – l'importanza e il contributo di Musk alla guida dell'azienda, hanno espresso riserve puntuali sull'“entità complessiva del premio”, un'espressione che racchiude in sé il timore per una possibile diluizione del valore azionario e per l'assenza di quelle che, nel gergo finanziario, vengono definite adeguate forme di “mitigazione del rischio” per le figure dirigenziali chiave. Una posizione, questa, che si allinea perfettamente alle linee guida interne in materia di remunerazione dei top manager e che, data l'influenza dell'istituto scandinavo, ha inevitabilmente sollevato il velo su un malcontento più diffuso di quanto non si potesse immaginare.
L'incertezza sull'esito finale
Sebbene l'opposizione del colosso finanziario norvegese, insieme a quella di altri fondi di investimento che hanno seguito la stessa linea, rappresenti un intoppo non da poco per la società di Palo Alto, le dinamiche che governeranno l'assemblea degli azionisti restano di difficile interpretazione. La base degli investitori retail, che costituisce una fetta consistente del capitale e della quale è noto il legame quasi viscerale con la figura del fondatore, potrebbe infatti ribaltare le previsioni e confermare il suo appoggio incondizionato a Musk. È proprio questo sostegno, spesso manifestato in occasione di passaggi cruciali per l'azienda, a rendere tutt'altro che scontato l'esito della votazione, nonostante le raccomandazioni contrarie arrivate da alcuni dei principali azionisti istituzionali.
La posta in gioco e i termini del piano
Al centro del dibattito, che trascende la semplice questione della cifra astronomica, vi è un accordo che lega il compenso al conseguimento di traguardi operativi e di mercato di straordinaria ambizione, spalmati su un arco temporale di un decennio. Il pacchetto, la cui struttura è stata concepita per premiare una crescita eccezionale e di lungo periodo, non prevede infatti un versamento in denaro contante o benefit immediati, ma l'assegnazione di stock option legate al superamento di specifici target, molti dei quali concernono l'aumento della capitalizzazione di borsa e il raggiungimento di traguardi produttivi. Una parte degli analisti, osservando la situazione, ritiene che la contrarietà di alcuni grandi investitori non sia dettata tanto dalla sfiducia nelle capacità di Musk, quanto da una valutazione più generale sulla sostenibilità di simili meccanismi incentivanti e sui loro effetti a lungo termine sulla solidità finanziaria della compagnia.




