Guerra Ucraina-Russia, il Cremlino blinda Putin e il 6 maggio la prova della tregua

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La data, per quanti seguono i convulsi sviluppi del conflitto, è segnata in rosso: il 6 maggio. Kiev, con una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni ambigue, ha annunciato che sarà proprio quel giorno – il primo dell’ipotetica tregua annunciata da Mosca – a decretare la serietà o meno delle intenzioni pacifiche del Cremlino. Un lasso di tempo tanto breve quanto denso di significati geopolitici, nel quale il comportamento delle truppe russe sul terreno e lo stato maggiore delle operazioni verranno passati al setaccio. Intanto, a muoversi nell’ombra sono i servizi segreti: un dossier di un’agenzia di intelligence europea, ottenuto e divulgato dalla Cnn, dipinge un quadro di paranoia crescente attorno alla figura del presidente russo, Vladimir Putin, la cui sicurezza personale è stata oggetto di un rafforzamento straordinario nelle ultime settimane.

Il regime di ferro attorno a Putin e i timori di un colpo di stato

Secondo il rapporto riservato, il quale getta una luce inquietante sui meccanismi di potere interni al Cremlino, sono stati installati sistemi di sorveglianza persino nelle abitazioni dei collaboratori più stretti di Putin; una misura – spiegano gli analisti – che non lascia presagire nulla di buono. A innescare questa escalation repressiva sarebbe stata un’ondata di assassinii mirati, che hanno decimato alti ufficiali militari russi, unita a un timore ormai endemico: quello di un possibile colpo di stato proveniente dalle stesse fila del potere. Non solo. Il dossier precisa che figure solitamente considerate di secondo piano, come cuochi, guardie del e fotografi al servizio del presidente, hanno ricevuto un divieto categorico: non possono più utilizzare i mezzi pubblici. Un dettaglio, quest’ultimo, che rivela fino a che punto si sia spinta la caccia ai possibili punti di vulnerabilità nella vita quotidiana del leader, dove ogni spostamento è ormai una questione di stato.

Attacchi incrociati: droni ucraini e missili russi fanno vittime

Nelle ultime ore, mentre si discuteva di tregua, i bombardamenti non si sono fermati. Le forze ucraine hanno infatti lanciato una serie di attacchi missilistici e con droni contro diverse regioni russe; tra gli obiettivi colpiti, e qui le immagini diffuse dai residenti sui social media non lasciano dubbi, c’è un sito militare-industriale di primaria importanza a Cheboksary, nella Repubblica Ciuvascia. Si tratta della Jsc Vniir-Progress, un istituto statale che produce componenti per armi di precisione – quelle stesse munizioni che Mosca utilizza quotidianamente per martellare le città ucraine. Un missile FP-5 Flamingo di fabbricazione ucraina – secondo quanto riportato da canali Telegram russi – avrebbe danneggiato gravemente la struttura, provocando un vasto incendio e boati uditi a chilometri di distanza dopo il suono dell’allarme aereo. Dall’altra parte del fronte, il bilancio è altrettanto drammatico: almeno cinque persone hanno perso la vita in due regioni ucraine a causa di un raid russo. Fonti locali riferiscono che nella regione centrale di Poltava, dove un drone e un missile hanno colpito, si contano quattro morti e trentuno feriti; un’impresa industriale è stata danneggiata, tremilaquattrocentottanta utenze sono rimaste senza gas e sono state colpite anche infrastrutture ferroviarie, paralizzando di fatto la logistica locale.

La tregua di Putin tra l’8 e il 9 maggio e la controffensiva diplomatica di Zelensky

In questo contesto di violenza endemica, la mossa del presidente russo – che ha annunciato una tregua per l’8 e il 9 maggio, date simboliche per eccellenza legate alla vittoria sul nazismo – appare a molti osservatori come una finestra tattica più che un gesto di distensione. Una lettura che trova il suo contraltare nella mossa del presidente ucraino Zelensky, il quale ha deciso di anticipare la sospensione dei combattimenti al 5 e 6 maggio. Un abile ribaltamento, il suo, che costringe Mosca a scoprire le proprie carte con largo anticipo. Sarà quindi il 6 maggio, come ribadito da Kiev, il vero spartiacque: se i missili e i droni russi continueranno a colpire anche in quel giorno di pausa annunciata, allora ogni parola pronunciata dal Cremlino sulla pace perderà definitivamente credibilità. Nel silenzio delle cancellerie e mentre le ambulanze continuano a trasportare feriti su entrambi i fronti, quella data si carica di un peso giudiziario che nemmeno i più accaniti negoziatori potranno ignorare.

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