Piccoli pacchi extra Ue, il calendario delle nuove tasse: dal primo luglio scatta il contributo Ue da tre euro, quella italiana slitta a ottobre

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Chi è solito effettuare acquisti online su piattaforme che spediscono merci da Paesi extracomunitari, e magari aveva già segnato in agenda la scadenza del primo luglio come il giorno in cui mettere in conto un rincaro, dovrà invece rivedere i propri calcoli. Il quadro normativo relativo ai cosiddetti piccoli pacchi, infatti, si sta facendo piuttosto dinamico e, complice un rinvio dell'ultimo minuto da parte del governo italiano, le scadenze da tenere a mente per non farsi trovare impreparati sono ora due, e tra loro sfalsate di qualche mese.

Da un lato, e questa è la novità che vige a partire dal primo luglio, entra in vigore un nuovo contributo di matrice europea. Si tratta di un prelievo di tre euro destinato a gravare sulle spedizioni di modico valore, ovvero con un importo dichiarato inferiore a centocinquanta euro, che provengono da Paesi terzi rispetto all'Unione. Un balzello che si aggiunge agli oneri doganali già esistenti e che colpisce trasversalmente tutti gli Stati membri, andando a modificare il costo finale di una vasta gamma di prodotti acquistati al di fuori dei confini comunitari.

Dall'altro lato, e qui sta il rinvio che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti consumatori, la tassa italiana da due euro, inizialmente prevista in contemporanea con il debutto del contributo europeo, non scatterà invece a luglio. Il Consiglio dei ministri ha infatti deciso di posticipare l'entrata in vigore di questo specifico prelievo nazionale al primo ottobre 2026.

Una decisione che evita, almeno per i mesi estivi, la temuta sovrapposizione delle due addizionali, che avrebbe potuto tradursi in un rincaro complessivo di cinque euro a pacco per chi acquista su colossi come Temu, Shein o AliExpress.

La doppia strada del prelievo: il rinvio italiano e l'obbligo comunitario

La tassa italiana, quella che ora slitta al primo ottobre, era stata introdotta con la legge di bilancio 2025, pubblicata a dicembre dello scorso anno, e prevedeva appunto un contributo di due euro per ogni spedizione proveniente da Paesi extra Ue con valore dichiarato inferiore a centocinquanta euro. L'obiettivo dichiarato dall'esecutivo era quello di arginare il dumping ambientale e sociale che, a detta del governo, caratterizza le operazioni dei grandi player cinesi dell'e-commerce, oltre a garantire un minimo di gettito fiscale per le casse dello Stato.

La decisione di rinviare l'applicazione di questa misura, presa dal Consiglio dei ministri, è stata accolta con favore da chi temeva l'effetto combinato con il nuovo prelievo europeo. Quest'ultimo, invece, è partito regolarmente come da programma il primo luglio, imponendo un balzello di tre euro su tutte quelle spedizioni di basso valore che varcano i confini dell'Unione.

Un provvedimento, quello di Bruxelles, che mira a uniformare le regole doganali e a ridurre le distorsioni competitive tra i commercianti intracomunitari e quelli extra Ue, i quali spesso possono permettersi di vendere a prezzi più bassi anche grazie a minori oneri burocratici e fiscali.

Un'estate di tregua per gli acquirenti di Shein e Temu

Per i consumatori italiani che abitualmente acquistano abbigliamento, accessori, oggettistica e altri beni a basso costo direttamente dai magazzini cinesi o da altri fornitori extracomunitari, la situazione presenta quindi due facce distinte. Da un lato, con l'ingresso in vigore del contributo Ue, ogni spedizione subirà un rincaro certo di tre euro a partire già da luglio. Un costo che andrà a sommarsi a quelli di spedizione già applicati dalle piattaforme e che, inevitabilmente, influirà sul prezzo finale visibile al momento del checkout.

Dall'altro, la tassa italiana da due euro, che molti temevano potesse entrare in vigore nello stesso periodo, è stata rinviata. Questo significa che per tutta l'estate e fino al primo ottobre, gli acquirenti saranno esentati da questo specifico prelievo nazionale. Una tregua che però, come detto, ha una scadenza ben precisa. Scaduto il termine del rinvio, se non interverranno ulteriori proroghe, il quadro tornerà a complicarsi con l'applicazione di entrambi i balzelli, per un totale di cinque euro aggiuntivi per ogni pacco di valore inferiore ai centocinquanta euro.

L'iter del contributo italiano e le ragioni del rinvio

L'iter della cosiddetta tassa sui pacchi cinesi è stato piuttosto travagliato. Annunciata con ampio risalto mediatico dal governo Meloni come una misura necessaria per riequilibrare le condizioni di concorrenza tra i giganti dell'e-commerce asiatici e i rivenditori europei, la sua introduzione è stata più volte oggetto di discussioni e valutazioni. L'idea di fondo era quella di colpire quei modelli di business che, grazie a costi di produzione e a normative ambientali e del lavoro meno stringenti, riescono a proporre prezzi altrimenti difficilmente eguagliabili dalle aziende europee.

Tuttavia, la sovrapposizione temporale con il nuovo contributo europeo, che persegue finalità simili ma su scala continentale, ha consigliato al governo di temporeggiare. L'ipotesi di far gravare sui consumatori un rincaro complessivo di cinque euro a spedizione in un solo colpo, rischio concreto se entrambe le misure fossero entrate in vigore il primo luglio, è stata evidentemente giudicata troppo onerosa e politicamente delicata.

Il rinvio al primo ottobre rappresenta dunque una soluzione di compromesso, che dà tempo agli operatori del settore e ai consumatori di adattarsi al nuovo contributo europeo prima di aggiungere un ulteriore costo nazionale.

L'impatto sulle spedizioni di modico valore

Le spedizioni di modico valore, ovvero quelle con un valore dichiarato inferiore a centocinquanta euro, costituiscono la stragrande maggioranza degli acquisti effettuati dagli italiani su piattaforme come AliExpress, Shein e Temu. Per questi pacchi, le procedure doganali sono semplificate e spesso gli oneri fiscali all'importazione sono ridotti o addirittura assenti, il che contribuisce a rendere i prezzi particolarmente competitivi.

L'introduzione del contributo europeo di tre euro va quindi a colmare, in parte, questo vuoto, aumentando il costo dell'operazione in modo lineare e indipendente dal valore della merce.

Se a questo si aggiungerà, a partire da ottobre, anche il contributo nazionale di due euro, il costo fisso aggiuntivo per ogni pacco salirà a cinque euro. Una cifra che, se rapportata al valore di beni spesso molto economici, può rappresentare una percentuale significativa del prezzo complessivo, potenzialmente ridimensionando il vantaggio economico di acquistare dall'estero rispetto ai negozianti locali o ai siti europei.

Resta da vedere come reagiranno le piattaforme e se, magari, assorbiranno parte di questi costi per non perdere competitività, ma al momento la prospettiva per i consumatori è quella di un rincaro certo e progressivo.

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