Turisti italiani bloccati in Thailandia, l’odissea del rientro tra voli cancellati e prezzi folli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La permanenza forzata in Thailandia, trasformata da vacanza in un prolungato stato di ansia e incertezza, coinvolge decine di famiglie italiane che, al termine del soggiorno, si sono viste negare la possibilità di rientrare a casa. Il conflitto in corso in Iran, con la conseguente chiusura di spazi aerei strategici e la paralisi dei principali hub del Golfo Persico come Dubai, Doha e Abu Dhabi, ha di fatto interrotto le tradizionali rotte di collegamento tra il Sud-est asiatico e l’Europa, intrappolando i viaggiatori in una sorta di limbo logistico. Alessandro Davitti, 44enne di Crevalcore, si trova con la moglie e la figlia – il viaggio, come spiega, aveva soprattutto lo scopo di portare avanti le pratiche per l’adozione della bambina, che è di origini tailandesi – nell'impossibilità di fare ritorno nel bolognese, e la loro disperazione, raccontata ai media locali, è tutta racchiusa nella constatazione che i soldi a disposizione stanno finendo, mentre l'orizzonte del rientro sembra allontanarsi di almeno altre due settimane.

L’incubo dei rincari e l’assenza delle compagnie

La rarefazione dell’offerta di voli, conseguenza diretta della necessità per i vettori di tracciare rotte alternative che evitino il sorvolo delle zone calde, ha scatenato una lievitazione vertiginosa dei prezzi dei biglietti, trasformando il diritto al ritorno in un lusso per pochi. Alessandro Livraghi, personal trainer 61enne di Lodi, fermo a Jomtien Beach, racconta di essersi visto richiedere cifre che oscillano tra i cinquemila e i novemila euro per un volo di sola andata, un costo, questo, assolutamente improponibile se rapportato ai cinquecentosessanta euro solitamente spesi per un viaggio andata e ritorno. La stessa esperienza, quella di un mercato dei rimpatri diventato preda di quella che molti non esitano a definire una vera e propria speculazione, viene descritta dal giornalista sportivo grossetano Yuri Galgani che, insieme all’amico Ilario Uvelli, denuncia un senso di totale abbandono da parte delle compagnie aeree, le quali, di fronte alla cancellazione del volo con scalo a Dubai, avrebbero lasciato i passeggeri in balia degli eventi, senza fornire né soluzioni alternative né un’assistenza concreta.

Rientri a singhiozzo e l’attesa di una soluzione

Non mancano, per fortuna, storie a lieto fine, seppur al termine di autentiche odissee. Alcuni cremonesi bloccati nel paese asiatico sono finalmente riusciti a riabbracciare i propri cari, atterrando nella notte a Malpensa dopo un viaggio che, per uno di loro, Nicholas Antony Gelati Ruggeri, ha letteralmente fatto il giro del mondo, un percorso tortuoso e improvvisato che lo ha portato a dover recuperare l’auto lasciata nel parcheggio dell’aeroporto solo dopo giorni di estenuanti attese. Per la maggior parte dei turisti, però, l’incubo è tutt’altro che concluso: la ricerca spasmodica di una soluzione di volo, la speranza riposta in agenzie di viaggio e ambasciate, e la necessità di prolungare la permanenza in albergo sostenendo spese non preventivate, continuano a rappresentare il triste e ripetitivo rituale quotidiano di centinaia di italiani, la cui unica colpa è stata quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, o forse, più semplicemente, quella di aver programmato un viaggio in un mondo la cui fragilità geopolitica si manifesta, ancora una volta, con tutta la sua devastante efficacia.

Il nodo dei rimborsi e l’assenza di tutele

A complicare ulteriormente un quadro già di per sé critico si aggiunge la questione spinosa dei rimborsi e delle tutele legali, un ginepraio di normative in cui è facile perdersi. Le associazioni dei consumatori, come Assoutenti, sottolineano come, in presenza di circostanze inevitabili e straordinarie quali un conflitto bellico, il viaggiatore abbia diritto al rimborso integrale del pacchetto turistico, ma nella pratica le agenzie, forti dell’assenza di un avviso ufficiale della Farnesina che sconsigli esplicitamente viaggi verso destinazioni come la Thailandia, oppongono resistenza, proponendo penali o lasciando i clienti nell’incertezza. La situazione, come spiegano gli esperti, è resa ancora più complessa dalla differenza di trattamento tra chi ha prenotato con vettori europei, tutelati dal regolamento UE 261 che garantisce assistenza e riprotezione, e chi invece ha viaggiato con compagnie extracomunitarie come Emirates o Qatar Airways, per le quali la Convenzione di Montreal non impone obblighi analoghi, scaricando di fatto ogni onere e costo aggiuntivo sul passeggero. Le testimonianze di chi, come quattro genovesi bloccate all'aeroporto di Bangkok da giorni, racconta di biglietti trovati a cifre che arrivano a toccare i venticinquemila euro, confermano come il rientro stia diventando per molti un'impresa titanica, resa ancora più amara dalla consapevolezza che le polizze assicurative stipulate prima della partenza, il più delle volte, escludono espressamente la copertura per danni derivanti da atti di guerra o conflitti.

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