Il Libano tagliato in due: Israele distrugge i ponti sul Litani e avanza nel sud

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel quadro di un’offensiva che sta ridisegnando la geografia stessa della mobilità nel Libano meridionale, l’esercito israeliano ha portato a termine una serie di attacchi mirati contro le infrastrutture viarie chiave, con l’obiettivo dichiarato di interrompere le linee di rifornimento e i movimenti militari di Hezbollah. Il 22 marzo, due raid consecutivi hanno danneggiato gravemente il ponte di Qasmiyeh, un’arteria di importanza strategica perché rappresenta, di fatto, uno dei pochi collegamenti vitali tra le città costiere del sud, come Tiro e Sidone, e il centro del Paese, inclusa la capitale Beirut. Non si è trattato di un episodio isolato: le operazioni si inseriscono in un piano più ampio, seguito all’ordine impartito dalle forze armate israeliane di mettere fuori uso tutti i ponti sul fiume Litani, intensificando al contempo le demolizioni di edifici nelle aree prossime al confine meridionale.

Una strategia sistematica per isolare il sud

La portata dell’operazione è emersa con chiarezza quando, nel giro di poche ore, sono state prese di mira cinque delle sei principali infrastrutture che garantiscono la continuità territoriale tra la regione a sud del Litani e il resto del Libano. Oltre al ponte di Qasmiyeh, colpito una seconda volta dopo un primo bombardamento, sono stati distrutti o resi inagibili l’Al-Qassam e, nella giornata successiva, il ponte di Jisr Qa’qayah. Quest’ultimo, come gli altri, rappresentava un anello essenziale per la viabilità locale. Il ministro della Difesa di Tel Aviv, Israel Katz, ha chiarito la logica dietro l’escalation: secondo le valutazioni dell’intelligence militare israeliana, quelle infrastrutture venivano utilizzate dal gruppo filo-iraniano per convogliare rinforzi e materiali bellici destinati ai lanci di razzi e missili verso il territorio israeliano. L’obiettivo, nelle parole del ministro, è impedire che Hezbollah possa continuare a ricevere forniture per sostenere le sue capacità di fuoco.

L’avanzata terrestre e il rischio per i civili

Parallelamente agli attacchi ai ponti, prosegue l’operazione terrestre israeliana nel sud del Libano, un’avanzata che sta trasformando vaste aree in zone di guerra attiva. In questo contesto di crescente tensione, un proiettile – presumibilmente riconducibile a Hezbollah – ha colpito un edificio che ospita il quartier generale della missione Unifil, senza causare vittime tra i caschi blu. I raid, tuttavia, non si sono limitati al sud: aerei israeliani hanno condotto bombardamenti anche su Beirut e nella Valle della Bekaa, dove è stato distrutto un ulteriore ponte, allargando ulteriormente il perimetro del conflitto. Le conseguenze per la popolazione civile sono immediate e devastanti: migliaia di nuovi sfollati si aggiungono a quelli già costretti a lasciare le proprie abitazioni nei villaggi di frontiera, in un contesto in cui la distruzione sistematica delle vie di comunicazione rende ogni spostamento non solo difficoltoso, ma estremamente pericoloso.

La frattura territoriale diventa realtà

Quello che solo pochi giorni fa veniva descritto dal presidente libanese, Joseph Aoun, come un «tentativo di tagliare le connessioni geografiche tra la regione a sud del fiume Litani e il resto del territorio libanese» si sta materializzando ora con una rapidità inedita. Le operazioni militari hanno di fatto diviso il Paese in due, isolando le comunità del sud che dipendono dall’unica strada costiera – quella che collega Tripoli, nel nord, a Tiro, passando per Beirut e Sidone – per i rifornimenti essenziali, i trasferimenti ospedalieri e la fuga dalle zone di combattimento. Il ponte di Qasmiyeh, situato pochi chilometri a nord di Tiro lungo quell’arteria, è stato preso di mira nuovamente ieri, a conferma di una strategia che punta a rendere irreversibile l’interruzione dei flussi. Per chi abita quelle terre, nessun luogo può ormai dirsi al riparo: i raid colpiscono infrastrutture civili considerate strategiche in un gioco bellico che, per Israele, ha il fine di erodere le capacità operative di Hezbollah, ma che sul terreno sta producendo una frattura umanitaria e territoriale destinata a segnare profondamente l’intero Libano.

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