Arrestato in Alabama dopo la fuga, estradato per la condanna sugli abusi
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Redazione Interno
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La fuga oltreoceano, che per anni aveva rappresentato l’illusione di una libertà ritrovata, si è infranta contro la tenacia delle indagini internazionali, concludendosi con un viaggio di ritorno in manette e una cella che attende il suo occupante. Alberto Palla, il cui nome è iscritto nel registro degli indagati per una serie di reati gravi, ha vissuto un quinquennio negli Stati Uniti sotto una diversa identità, credendo forse di aver lasciato alle spalle non solo l’Italia ma anche il peso di una sentenza della Corte di Appello di Firenze. Quel provvedimento giudiziario, emesso nel 2020, lo aveva condannato a scontare una pena detentiva di dieci anni e cinque mesi per violenza sessuale su una bambina – all’epoca dei fatti di soli sei anni e figlia della sua ex convivente – e per altri delitti, come appropriazione indebita e truffa, accaduti tra Prato e Roma in un arco temporale che va dal 2002 al 2008.
La rete internazionale che ha fermato la latitanza
A interrompere quel tentativo di sottrarsi alla giustizia è stato un coordinato sforzo investigativo che ha visto collaborare le forze dell’ordine italiane con i loro omologhi statunitensi, in particolare l’FBI e le unità della sicurezza interna. L’uomo, la cui cattura è avvenuta nella città di Huntsville, in Alabama, non aveva fatto i conti con la persistenza degli agenti, i quali – seguendo le tracce digitali e le informazioni in loro possesso – sono riusciti a localizzarlo nonostante il cambio d’identità. La sua permanenza negli Stati Uniti, che pare sia stata facilitata da un invito della compagna attuale – all’oscuro, secondo gli investigatori, del passato giudiziario dell’uomo – si è rivelata dunque un rifugio solo temporaneo, prima che la macchina dell’estradizione si mettesse in moto.
Il rientro in Italia e la reclusione nel carcere di Civitavecchia
Dopo l’arresto sul suolo americano, il percorso giudiziario ha previsto il suo rimpatrio, una procedura che si è concretizzata con il volo di rientro verso l’Italia e il successivo trasferimento in una struttura penitenziaria. I carabinieri, prendendolo in consegna all’aeroporto di Fiumicino dalle autorità statunitensi che ne avevano curato la scorta, hanno potuto eseguire il mandato di cattura, accompagnandolo poi nel carcere di Civitavecchia, dove attualmente si trova recluso. La pena, che ammonta a oltre un decennio di reclusione, deriva non solo dai gravissimi abusi sessuali sulla minore – consumati a Prato – ma anche da una serie di altri illeciti, tra i quali spiccano la sostituzione di persona e il furto, che il tribunale ha giudicato in un’unica condanna complessiva.
Le modalità della fuga e il ruolo delle comunicazioni digitali
Quel che emerge dalla ricostruzione dei fatti è un quadro in cui le moderne tecnologie di comunicazione hanno avuto un duplice ruolo: da un lato, hanno offerto allo stesso Palla lo strumento per organizzare la propria fuga, approfittando forse di un momento di libertà vigilata – poiché si trovava ai domiciliari nella zona della Pisana – per imbarcarsi su un volo di linea diretto negli Stati Uniti; dall’altro, sono state proprio quelle stesse tecnologie, come l’utilizzo di applicazioni di messaggistica istantanea, a fornire alle forze dell’ordine elementi utili per rintracciarlo, nonostante il tentativo di occultarsi cambiando identità e spostandosi in uno Stato estero.




