Catturato in Alabama dopo la fuga, un 63enne sconterà la pena per violenza sessuale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo cinque anni di latitanza, che lo avevano portato a rifarsi un’esistenza sotto falsa identità in Alabama, un uomo di 63 anni è stato ricondotto in Italia per scontare una condanna a oltre dieci anni di reclusione. La vicenda, che ha le sue radici in una sentenza di condanna per violenza sessuale aggravata ai danni di una bambina di soli sei anni, figlia della sua ex convivente, si è chiusa con il suo rientro forzato a Roma, dove è stato tratto in arresto. L’individuo, le cui generalità sono state confermate dalle forze dell’ordine, aveva approfittato degli arresti domiciliari per darsi alla fuga, lasciandosi alle spalle non solo la condanna ma anche una serie di altri reati, tra i quali appropriazione indebita e truffa, accertati in precedenza dalle autorità giudiziarie toscane.

La traccia digitale che ha condotto all’arresto

L’attività investigativa, condotta con tenacia dai Carabinieri e dal personale specializzato, si è a lungo arenata di fronte all’evaporazione di ogni traccia dell’uomo, il quale, come è emerso, si era insediato in una città di centottantamila abitanti nel sud degli Stati Uniti. A interrompere quel silenzio, fornendo il primo, decisivo indizio, è stata un’immagine condivisa su un profilo WhatsApp; un particolare, quello della foto, apparentemente banale ma che, una volta analizzato, ha permesso di localizzare il fuggitivo e di avviare le complesse procedure di cooperazione internazionale necessarie per la sua cattura. L’uomo, del resto, aveva costruito con cura la sua nuova vita, cercando di confondersare le proprie orme e di assumere un’identità diversa, nella speranza di eludere per sempre la giustizia italiana.

Il rimpatrio e l’esecuzione della sentenza

Espulso dal territorio americano e scortato dagli agenti dell’U.S. Immigration and Custom, il condannato è stato infine ricondotto in Italia attraverso l’aeroporto di Fiumicino. Qui, ad attenderlo, c’erano i militari della Stazione dei Carabinieri di Roma Bravetta e il personale della Sezione Volo della Polizia di Stato, incaricati di notificargli formalmente il provvedimento di carcerazione. L’ordine, emesso dalla Corte d’Appello di Firenze lo scorso febbraio, gli impone di scontare una pena detentiva di dieci anni, cinque mesi e due giorni, una misura che tiene conto dell’intero spettro dei reati a suo carico, da quelli di natura sessuale a quelli patrimoniali, commessi in un arco temporale di diversi anni.

Un caso di giustizia ritardata ma non elusa

La cattura e il successivo rimpatrio pongono fine a una lunga fase di incertezza, dimostrando come la persistenza delle indagini e la collaborazione tra forze di polizia di diversi paesi possano, anche a distanza di tempo, riportare un condannato dinanzi alla legge. L’uomo, che aveva cercato scampo oltreoceano, dovrà ora rispondere delle proprie azioni, mentre la macchina della giustizia, seppur con il ritardo causato dalla latitanza, porta a compimento il suo corso. Le indagini, che hanno visto un meticoloso lavoro di ricostruzione anche nei territori di Cerveteri e Civitavecchia, hanno infine restituito un esito concreto, chiudendo un capitolo di evasione dalla pena.

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