Armani, il 15% può andare a più partner. Marsocci: «Non è scritto sulla pietra»
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La quota del 15% del gruppo Armani destinata alla vendita potrebbe essere ripartita tra più investitori, e non necessariamente acquisita da un unico soggetto. A indicare questa possibilità è stato l’amministratore delegato Giuseppe Marsocci, intervenuto a margine della sfilata della collezione Giorgio Armani per la primavera-estate 2027, andata in scena all’Armani Teatro di Milano nell’ultima giornata della Fashion Week cittadina. «È possibile, perché non c’è scritto sulla pietra che deve essere uno, ha dato delle indicazioni sui partner possibili, quindi...», ha dichiarato il manager rispondendo ai cronisti, come riportato dall’agenzia Ansa.
Le indicazioni contenute nel testamento
Il fondatore della maison, scomparso il 4 settembre del 2025, aveva disposto nel suo testamento la cessione di una prima tranche del 15% entro diciotto mesi dalla morte, indicando tra i possibili acquirenti Lvmh, L’Oréal ed EssilorLuxottica, oppure altri operatori di pari standing. Marsocci ha spiegato che il documento non impone che l’operazione debba concludersi con un solo partner.
«Leggendo il testamento c’è scritto player di quel livello, cioè devono essere tendenzialmente partner che già lavorano con noi, e aziende di un certo peso», ha aggiunto l’ad, precisando che il gruppo mantiene contatti con i tre soggetti menzionati proprio in virtù dei rapporti di licenza esistenti. Interpellato su una eventuale preferenza tra i tre, ha risposto negativamente, sottolineando che una decisione non è ancora stata presa.
Il quadro successorio e la governance
Armani, che non aveva figli né coniuge e non lasciava quindi eredi legittimi necessari, aveva potuto disporre liberamente del proprio patrimonio, stimato tra gli 11 e i 13 miliardi di euro, attraverso due testamenti scritti di suo pugno e aperti dal notaio Elena Terrenghi il 9 settembre del 2025. Gli eredi chiamati in causa sono la sorella Rosanna, le nipoti Silvana e Roberta Armani, il nipote Andrea Camerana e Leo Dell’Orco, compagno di vita e storico braccio destro dello stilista, che presiede il consiglio di amministrazione.
In vita Armani aveva predisposto uno statuto articolato in sei categorie di azioni, con un ruolo centrale della Fondazione Armani, per garantire la continuità del gruppo.
L’attesa per gli incontri con i possibili acquirenti
Sui tempi della cessione, Marsocci ha confermato che il gruppo si muove all’interno delle scadenze fissate dal testamento, precisando però che qualsiasi intesa dipende dalla definizione del valore e dei dettagli dell’operazione. «Tutto quello che c’è scritto e che non c’è scritto, cioè ci vuole un accordo sul valore, sui dettagli, che ovviamente fa la differenza», ha osservato. Nelle settimane successive sono attesi incontri separati con i vertici dei tre gruppi indicati nel documento.
Quanto alle indiscrezioni circolate nei mesi scorsi su possibili acquirenti, il manager ha tagliato corto: «Avete visto sui giornali, esce fuori di tutto. Noi non interveniamo neanche, perché onestamente le assunzioni sono tantissime».
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