Giorgio Armani, addio al re della moda italiana
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Redazione Interno
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La scomparsa di Giorgio Armani, spentosi all’età di novantuno anni, ha suscitato un cordoglio unanime, che travalica i confini nazionali e i settori meramente imprenditoriali, per investire quello più ampio della cultura e dello sport, a testimonianza di un’influenza che pochi altri imprenditori italiani sono riusciti a esercitare a livello globale. Definito non a caso «Re Giorgio», lo stilista è stato un ambasciatore dell’italianità in ogni sua forma, dallo stile inconfondibile dei suoi capi – divenuti un vero e proprio simbolo di eleganza discreta e potere – fino al mondo dell’ospitalità e dello sport, di cui è stato mecenate e patron appassionato.
La sua capacità di vestire, e spesso di interpretare, lo spirito del tempo lo ha reso un punto di riferimento per le più grandi star internazionali, che ne hanno decretato il successo planetario. Muse del calibro di Cate Blanchett e Julia Roberts, senza dimenticare le icone italiane Sophia Loren e Claudia Cardinale, hanno scelto i suoi abiti, trovando in lui non solo un creatore di talento ma anche un amico. Con Sophia Loren, nata anch’essa nel 1934, Armani condivise un rapporto speciale, costruito negli anni attraverso una stima reciproca che andava ben oltre il semplice rapporto di lavoro; «Anche se la conosco da anni e ho sempre amato i suoi film, non smette mai di stupirmi», disse di lei in occasione di una vittoria ai David di Donatello.
La sua eredità, del resto, non si esaurisce nelle passerelle, ma si estende con forza anche al basket e alla pallacanestro italiana. Alla guida dell’Olimpia Milano, squadra di cui era patron, ha scritto una delle pagine più gloriose dello sport italiano, conquistando ben quindici trofei. Chi c’era, ricorda ancora quella storica Gara-7 contro Siena, che dopo diciotto anni riportò lo scudetto a Milano, coronando il sogno di una intera generazione di tifosi e segnando l’inizio di un ciclo vincente.




