L'addio a Giorgio Armani, il signore della moda milanese
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Giorgio Armani, che si è spento all’età di 91 anni, ha sempre attribuito la sua longevità e la sua energia a uno stile di vita rigorosamente disciplinato, lontano dagli eccessi. «Da buongustaio-salutista, mi piacciono i piatti leggeri della dieta mediterranea, anche i più semplici», aveva dichiarato in una passata intervista, sottolineando come un’alimentazione equilibrata fosse per lui fonte di benessere fisico. A questa attenzione per la dieta univa una routine inflessibile, fatta di riposo non trascurato e di esercizio fisico mattutino, al quale non rinunciava mai perché, come amava dire, quella mezz’ora di movimento gli “dava la carica” per affrontare le lunghe giornate di lavoro.
I suoi ultimi giorni, trascorsi nella residenza di via Borgonuovo, sono stati caratterizzati da una riservatezza che è sempre stata una delle sue cifre distintive. Attorno a lui, soltanto l’affetto dei familiari più stretti e la quiete, una scelta rispettata persino dalla città, che sembra essersi fermata in un silenzio partecipante. Davanti al civico 21, dove risiedeva con Leo Dell’Orco, una guardia presidiava il portone mentre un commosso e discreto viavai di collaboratori, vestiti di scuro e alcuni con indosso la t-shirt aziendale, rendeva omaggio a colui che tutti, semplicemente, chiamavano “signor Armani”.
Quell’appellativo, che compare nei commossi annunci funebri sui giornali, racchiude infatti l’essenza del suo rapporto con Milano: un titolo di rispetto meritato non solo per il successo, ma per un modo di essere fatto di concretezza, disciplina e una riservatezza che è sempre parsa un’eredità di un altro tempo. Era un uomo che, pur avendo plasmato il gusto globale, rimaneva profondamente legato a quei valori di lavoro serio e understatement che hanno costruito l’identità della città.




