Palermo, la sorella di Paolo: "L'assassino ha puntato la pistola anche contro di me"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La camera ardente per Paolo Taormina, il giovane di ventun anni ucciso nella notte tra sabato e domenica, sarà allestita al Pala Oreto di via Santa Maria di Gesù, a Palermo. Il sindaco Roberto Lagalla ha disposto, a partire da domani, l’interruzione di ogni attività all’interno dell’impianto sportivo, che verrà messo a completa disposizione per l’ultimo saluto. L’Amministrazione comunale, per il tramite dell’assessore allo Sport Alessandro Anello, si occuperà direttamente del coordinamento dell’allestimento, basandosi sulle tempistiche che saranno dettate dall’Autorità giudiziaria, la quale sta conducendo le indagini su una vicenda che ha sconvolto la città.
Le prove video che ricostruiscono la dinamica
Un video di sorveglianza, secondo quanto accertato dagli inquirenti, ricostruisce con precisione quanto avvenuto nella notte di piazza Spinuzza, dove Paolo Taormina, titolare insieme alla sorella del pub «O Scrusciu», ha perso la vita. Nel decreto di fermo, che richiama le annotazioni dei carabinieri della Compagnia di piazza Verdi, si legge che le riprese «hanno consentito di identificare l’esecutore materiale dell’omicidio di Paolo Taormina in Gaetano Maranzano». Quel filmato, analizzato fotogramma per fotogramma, mostra un uomo che impugna una pistola pochi istanti prima che si consumi il delitto, un’immagine che gli investigatori hanno riconosciuto senza esitazione come il giovane del quartiere Zen, ora fermato.
Il fotogramma decisivo e la fuga
L’elemento cruciale dell’inchiesta è proprio un fotogramma estratto da una telecamera di sicurezza che sovrasta piazza Spinuzza, il quale rende evidente la figura di un uomo con in mano l’arma. A seguito di quell’azione, secondo la ricostruzione, sarebbe avvenuta la fuga a bordo di una Lancia Y, un dettaglio non secondario che si aggiunge al mosaico delle prove a carico dell’indagato. La sorella della vittima, presente durante l’aggressione, ha dichiarato agli investigatori che l’assassino, dopo aver colpito il fratello, le avrebbe puntato la pistola contro, in un’escalation di violenza che ha segnato per sempre la sua vita.
Il comportamento dopo il fatto
Gaetano Maranzano, reo confesso dell’assassinio, non ha tentato la fuga ma ha invece scelto di esibirsi sui social, come dimostrano i video da lui stesso pubblicati su TikTok nella fase immediatamente successiva al fatto, quando ormai sapeva che l’arresto era imminente. Questo suo modo di porsi, che alcuni hanno definito come una sfida alle istituzioni, delinea un profilo complesso e offre uno spunto di riflessione su certi meccanismi di visibilità, sebbene le indagini si concentrino sugli aspetti penali e procedurali, senza addentrarsi in speculazioni di carattere sociologico.




