Palermo, il dolore del padre di Paolo: "Voglio incontrare l'assassino"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel giorno in cui il Corpo di Paolo Taormina è stato restituito alla famiglia dopo l'autopsia, suo padre Giuseppe ha lanciato un appello carico di un dolore che cerca, forse invano, una risposta. "Voglio incontrare Gaetano Maranzano per chiedergli perché ha sparato e ucciso mio figlio", ha dichiarato al Giornale radio Rai della Sicilia, fuori dal Policlinico palermitano, mentre attorno a lui si stringeva un intero quartiere in lutto. Decine di amici e parenti hanno atteso in ospedale la conclusione delle procedure legali, in una veglia silenziosa che è poi sfociata in un commovente e spontaneo corteo. Un fiume di giovani in sella a scooter ha infatti scortato il carro funebre fino al PalaOreto, dove la salma del ventunenne verrà ora vegliata dalla città, unita nello sgomento per una morte assurda.

L'autopsia conferma la dinamica

Gli accertamenti medico-legali, eseguiti all'Istituto di Medicina legale, non hanno lasciato spazio a dubbi, confermando la crudele dinamica dell'omicidio. Paolo Taormina è morto a causa di un unico colpo di pistola esploso a distanza ravvicinata, diretto alla nuca. La Tac effettuata sul corpo nella serata di ieri aveva già individuato il proiettile, un ritrovamento che ha preceduto l'esame autoptico vero e proprio, il quale ha ora sigillato la ricostruzione dei fatti con il crudo sigillo della scienza.

Il Viminale prepara il piano sicurezza

L'ondata d'indignazione e paura scatenata dal delitto ha spinto il governo a studiare contromisure immediate per la sicurezza di Palermo. Il Viminale, infatti, si appresta a varare un piano che, stando a quanto si apprende, prevede un ulteriore potenziamento degli organici delle forze dell'ordine in città. Allo studio, inoltre, c'è anche l'ipotesi di istituire delle "zone rosse", aree da proteggere con un presidio rafforzato per sottrarre i luoghi della movida al controllo e all'influenza di pregiudicati e di coloro che sono considerati socialmente pericolosi. Queste misure potrebbero essere annunciate già domani, a seguito dell'incontro tra il ministro dell'Interno, il presidente della Regione e il sindaco di Palermo.

L'eco dell'omicidio arriva tra i banchi di scuola

Mentre la città si preparava alla fiaccolata in memoria di Paolo, un insegnante della scuola Giovanni Falcone, nel quartiere Zen 2, ha denunciato un episodio che getta un'ombra sinistra sul futuro. Durante la commemorazione, ha raccontato di un suo alunno di soli nove anni che, in classe, avrebbe pronunciato frasi come "Ti faccio fare la fine di Paolo Taormina" e "Da grande voglio spacciare". Una testimonianza agghiacciante che, al di là della cronaca nera, racconta di un degrado culturale che sembra attecchire già nell'infanzia, mostrando come la violenza penetri persino nei luoghi che dovrebbero essere i più protetti, normalizzandosi nel linguaggio e nelle aspirazioni dei più piccoli.

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