Genova paralizzata dal presidio all'ex Ilva, il governo sotto accusa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il traffico a Genova è in tilt, con la viabilità principale completamente paralizzata e la Sopraelevata che procede a singhiozzo, costretta a chiusure intermittenti che si ripercuotono sull'intero sistema autostradale cittadino. Una situazione di caos, cominciata nelle prime ore della mattina, che ha le sue radici nel presidio indetto dai lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Cornigliano, i quali, dopo aver occupato l'impianto, hanno deciso di trascorrere la notte in strada, estendendo la protesta anche a Taranto, dove le mobilitazioni proseguono senza sosta. La polizia locale, aggiornando la situazione nelle ore serali, ha confermato come la manifestazione stia generando "importanti ripercussioni" non solo nell'area immediatamente circostante lo stabilimento, ma anche lungo i principali assi di collegamento, di fatto isolando ampie porzioni del ponente genovese e creando un ingorgo che si è propagato a macchia d'olio.

La richiesta dei sindacati a Palazzo Chigi

Contestualmente al blocco della viabilità, che i manifestanti intendono protrarre a oltranza in attesa dell'apertura di un tavolo di confronto, le organizzazioni sindacali hanno lanciato un duro attacco al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ritenuto da molti il principale artefice di un piano giudicato insostenibile. La richiesta, esplicita, è che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, gli tolga "il dossier", accusandolo pubblicamente di condurre l'intera vicenda verso "lo schianto". Una presa di posizione netta, che riflette la profonda preoccupazione per un futuro, quello dell'acciaieria, quantomai incerto e segnato da voci, poi smentite, di una possibile chiusura degli impianti a partire dalla prossima primavera.

La preoccupazione della sindaca e la voce di una generazione

A esprimere tutta la sua apprensione per lo stallo totale della vertenza è stata la sindaca di Genova, Silvia Bucci, la quale, intervenendo sulla questione, ha sottolineato il rischio concreto per "un migliaio di lavoratori e di famiglie genovesi" di perdere salario e impiego, mettendo in guardia dalle conseguenze per una città e per un intero Paese che potrebbero privarsi di "uno dei principali asset di sviluppo economico e industriale". Preoccupazioni che trovano eco, seppur con un tono diverso, nelle parole di un giovane studente di Taranto, figlio di un dipendente, il quale, in una lettera alla redazione, ha confessato il proprio "dispiacere per una città abbandonata a se stessa", sentimento che, a suo dire, accomuna molti suoi coetanei di fronte a un dibattito che fa "sempre più rumore", pur senza voler entrare nel merito delle scelte politiche.

La protesta si fa sistema

Quella in corso non è una semplice manifestazione, ma un'azione coordinata che unisce la dimensione simbolica dell'occupazione degli spazi produttivi a quella, molto concreta, del blocco fisico della circolazione, strumento estremo per ottenere visibilità e ascolto. La scelta di dormire in strada, di presidiare l'area dell'ex Ilva e di portare avanti la protesta contemporaneamente in due città strategicamente vitali per la storia industriale nazionale, delinea i contorni di uno sciopero per il futuro che assume i tratti di una battaglia esistenziale, dove le rivendicazioni sindacali si intrecciano con le ansie di un'intera generazione che, in quelle fabbriche, ha visto crescere la propria famiglia e che ora ne teme la fine.

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