Neonata trovata nel water a Ciriè, la procura indaga per tentato infanticidio
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Redazione Interno
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Un parto improvviso, consumatosi nella solitudine di un bagno domestico, ha trasformato una mattina di novembre a Ciriè in una scena di drammatica emergenza. La neonata, venuta alla luce nell'appartamento, è stata rinvenuta dal personale sanitario con la testa immersa nell'acqua del water, circostanza che ha reso indispensabile un pronto intervento di rianimazione da parte degli operatori del 118, giunti sul posto dopo la chiamata d'allarme. L'episodio, per la sua gravità, ha immediatamente attivato la macchina della giustizia, con la Procura di Ivrea che ha disposto l'apertura di un'inchiesta per il reato di tentato infanticidio, affidando il compito di ricostruire l'esatta dinamica dei fatti ai carabinieri.
La ricostruzione e le condizioni della piccola
Secondo quanto emerso dalle prime indagini, la donna, una 38enne, avrebbe partorito accucciata sulla tazza del water, un dettaglio che, se confermato, delineerebbe una sequenza di eventi per molti versi accidentale. La madre, la quale avrebbe dichiarato di non essere nemmeno a conoscenza del proprio stato di gravidanza, al momento del ritrovamento aveva perso consistenti quantità di sangue, condizione che ha reso necessario il suo ricovero insieme alla figlia. A lanciare l'allarme, secondo le ricostruzioni, sarebbe stato il fratello della donna, lo zio della neonata, il quale, giunto nell'appartamento, si è trovato di fronte a una scena di estrema criticità e ha immediatamente allertato il numero unico di emergenza 112.
Il trasferimento d'urgenza e le cure intensive
Dopo le manovre di rianimazione eseguite sul posto, la bambina è stata dapprima trasportata al pronto soccorso dell'ospedale di Ciriè. Le sue condizioni, tuttavia, hanno reso necessario un successivo e immediato trasferimento d'urgenza verso una struttura di livello superiore. L'elisoccorso l'ha così condotta all'ospedale Maria Vittoria di Torino, dove è stata ricoverata nella Terapia Intensiva Neonatale. I medici, nonostante le condizioni vengano definite come gravi, le riferiscono al momento stabili, un flebile segnale di speranza in un quadro clinico che resta comunque di massima allerta.
Il contesto tossicologico e il percorso giudiziario
Un elemento che aggiunge complessità alla vicenda, e che gli investigatori stanno valutando con particolare attenzione, è lo stato psico-fisico della madre al momento del parto. Dagli accertamenti è emerso che la donna si trovasse sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, nello specifico crack, una circostanza che potrebbe avere avuto un ruolo determinante nell'oscurare la percezione della realtà e nell'impedire una qualsiasi richiesta di aiuto. L'inchiesta della procura, che procede sul doppio binario delle verifiche tossicologiche e della raccolta delle testimonianze, dovrà ora accertare le reali intenzioni e il livello di consapevolezza della donna, districandosi tra la possibilità di un tragico incidente e l'ipotesi, ben più grave, di un gesto volontario.




