Regionali in Campania, l'antimafia segnala quattro candidati impresentabili
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Redazione Interno
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La Commissione parlamentare antimafia, guidata da Chiara Colosimo, ha reso noto l’esito delle verifiche sui candidati alle prossime elezioni regionali, individuando quattro profili considerati impresentabili per la Campania. L’organismo, il cui compito è accertare il rispetto del codice di autoregolamentazione voluto dai partiti stessi, non ha riscontrato invece alcuna criticità per le liste che si contenderanno il Veneto, concentrando la propria attenzione, oltre che sulla regione campana, anche sulla Puglia. Un lavoro di scrupolo, il suo, che va a sollevare questioni di non poco conto proprio in un territorio storicamente esposto alle pressioni della criminalità organizzata.
La distribuzione delle segnalazioni
Dei quattro nomi segnalati, tre sono presenti nelle liste che sostengono la corsa alla presidenza della Regione di Edmondo Cirielli, espressione del centrodestra. Si tratta, nello specifico, di Davide Cesarini, candidato con Democrazia Cristiana con Rotondi – Centro per la Libertà, di Luigi Pergamo, nella lista Pensionati Consumatori – Cirielli Presidente, e di Maria Grazia Di Scala, per Casa Riformista per la Campania. A questi si aggiunge Pierpaolo Capri, dell’Unione di Centro, unico candidato indicato come impresentabile tra le file che appoggiano il candidato del campo largo, Roberto Fico. Una distribuzione che, se da un lato evidenzia come il fenomeno non sia appannaggio di una sola parte politica, dall’altro dimostra la pervasività di un problema che richiede costante vigilanza.
Le contestazioni e le reazioni
Le motivazioni che hanno condotto alla segnalazione, sebbene non esplicitate nel dettaglio nel comunicato della Commissione, affondano le radici in violazioni del patto etico sottoscritto dalle forze politiche. A conferma della delicatezza della materia, non sono mancate le replicate dei diretti interessati, come nel caso di Paride Mazzotta, capogruppo uscente in Consiglio regionale e candidato in una lista a sostegno di Luigi Lobuono, il quale ha categoricamente respinto gli addebiti riferiti a un procedimento per turbativa d’asta, definendolo “un vero e proprio errore di persona”. Una tesi, questa, che la Commissione antimafia ha già avuto modo di confutare, ribadendo come la segnalazione sia basata sull’effettivo stato di procedimento giudiziario a suo carico.
Il contesto più ampio
Oltre ai quattro candidati alle regionali, l’attività di screening dell’Antimafia si è estesa anche a diverse amministrazioni locali campane che, nel recente passato, sono state sciolte a causa di presunte infiltrazioni mafiose. In quei comuni, infatti, sono stati scrutinati i nomi di coloro che si candideranno per i consigli comunali, un’operazione parallela che sottolinea la volontà di presidiare tutti i livelli della vita istituzionale. Questo meticoloso lavoro di prevenzione, se da un lato non equivale a una condanna, rappresenta pur sempre un monito chiaro per gli elettori e per il sistema politico nel suo complesso, chiamato a una severa opera di autopulizia.




