Impresentabili in Puglia e Campania, il caso Mazzotta e gli errori della commissione antimafia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La mappa degli “impresentabili” per le elezioni regionali, tracciata dalla Commissione antimafia presieduta da Chiara Colosimo, disegna una geografia precisa, con epicentri principali in Puglia e in Campania, dove il centrodestra, e in particolare Forza Italia, registra il numero più alto di candidati i cui profili sono risultati “in violazione del codice di autoregolamentazione”. Un quadro che, al di là delle mere cifre, si arricchisce di sfumature e casi singolari, come quello che coinvolge il capogruppo di Forza Italia Paride Mazzotta, il quale ha parlato, a proposito della propria inclusione nella lista, di un “errore di persona clamoroso”, sollevando questioni di metodo sulle procedure di verifica.
Il caso Puglia e la contestazione di Mazzotta
In Puglia, su quattro candidati giudicati impresentabili, tre – Antonio Ruggiero, Paride Mazzotta e Pasquane Luperti – appartengono alla lista “Forza Italia – Berlusconi – Partito Popolare Europeo – Lobuono Presidente”; il quarto, Marcello Cocco, è candidato per “Alleanza Civica Per La Puglia”. La dichiarazione di Mazzotta, che respinge al mittente l’accusa attribuendola a uno scambio di persona, introduce un elemento di contesa, lasciando intendere come i meccanismi di controllo, per quanto rigorosi, non siano del tutto immuni da possibili inciampi. Una circostanza che, se confermata, getterebbe un’ombra sull’intero processo di selezione e sulla sua infallibilità.
La situazione in Campania e il predominio del centrodestra
Oltre confine, in Campania, la Commissione ha individuato altri quattro nomi: Davide Cesarini per “Democrazia Cristiana con Rotondi Centro per la Libertà”, Luigi Pergamo per “Pensionati Consumatori Cirielli Presidente”, Maria Grazia Di Scala per “Casa Riformista per la Campania” e Pierpaolo Capri per “Unione di Centro”. Anche in questo contesto, la coalizione di centrodestra si trova a dover fare i conti con la maggior parte delle segnalazioni, consolidando un trend nazionale che vede, complessivamente, sei dei candidati impresentabili appartenere a quest’area politica contro i due del centrosinistra.
Il significato politico delle verifiche
L’operato della Commissione, che nel gergo politico-giornalistico condensa nella definizione di “impresentabile” una condizione di non conformità a un patto etico sottoscritto volontariamente, va dunque ben oltre la semplice segnalazione, assumendo un peso specifico rilevante nella campagna elettorale. L’elevata concentrazione di casi in specifiche aree geografiche e in precisi schieramenti, infatti, non solo solleva interrogativi sulla selezione interna dei candidati, ma finisce inevitabilmente per influenzare la percezione dell’elettorato, chiamato a esprimersi in un clima di rinnovata attenzione alla moralità e alla trasparenza della classe dirigente.




