Impresentabili, in Puglia c’è anche il capogruppo Fi Paride Mazzotta: “Errore di persona clamoroso”
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Redazione Interno
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La Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, ha reso noto l’elenco dei candidati giudicati “impresentabili” per le prossime elezioni regionali, individuando otto nomi tra Puglia e Campania e nessuno, invece, per il Veneto. Un’istantanea che, al di là delle dichiarazioni di rito, restituisce una geografia precisa delle inadempienze rispetto al codice di autoregolamentazione voluto dalla politica stessa. Quattro di essi, in particolare, sono concentrati in Puglia, dove tre provengono dalle liste di Forza Italia a sostegno del candidato presidente Lobuono, mentre il quarto è espressione di Alleanza Civica; un dato, quest’ultimo, che non passa inosservato agli addetti ai lavori.
Il caso dell’errore di persona denunciato da Mazzotta
Tra i nomi segnalati in Puglia spicca quello di Paride Mazzotta, capogruppo di Forza Italia, il quale ha reagito alla pubblicazione dell’elenco definendo la propria inclusione un “errore di persona clamoroso”. Una contestazione che, se confermata, getterebbe un’ombra sul meccanismo stesso delle verifiche, sebbene la Commissione operi sulla base di informazioni e documenti ufficiali. Accanto a lui, gli altri candidati fiorentini indicati come in violazione del codice sono Antonio Ruggiero e Pasquale Luperti, mentre per Alleanza Civica Per La Puglia risulta segnalato Marcello Cocco.
Il contesto campano e i comuni sciolti per mafia
Oltre alla Puglia, l’altro focolaio di criticità è la Campania, dove la Commissione antimafia ha individuato quattro candidati impresentabili: tre dei quali schierati a sostegno del candidato di centrodestra Cirielli e uno, invece, a sostegno di quello di centrosinistra Fico. Un quadro che, se da un lato evidenzia come la questione non sia appannaggio esclusivo di una sola coalizione, dall’altro conferma la persistenza di criticità diffuse in alcuni contesti territoriali. A completare il quadro, la Commissione ha segnalato altri quattro candidati che si presenteranno alle elezioni comunali in quei comuni – Caivano, Monteforte Irpino, Acquaro e Capistrano – precedentemente sciolti per infiltrazioni mafiose, una circostanza che di per sé richiederebbe un’attenzione ancora più rigorosa.
Le implicazioni di un codice di autoregolamentazione
L’intera vicenda, al di là dei singoli casi, riporta l’attenzione sull’efficacia e sull’applicazione concreta del codice di autoregolamentazione, uno strumento che i partiti si sono dati per tentare di alzare l’asticella della qualità della rappresentanza. La sua violazione, come emerge dai verdetti della Commissione, non sembra però essere un fatto episodico, configurandosi piuttosto come un fenomeno strutturale in determinate aree del Paese. La pubblicazione degli elenchi, sebbene non abbia un valore vincolante, rappresenta un atto di forte pressione politica e morale, costringendo le forze politiche a fare i conti con scelte e candidature che, almeno sulla carta, appaiono in palese contraddizione con gli impegni assunti.




