Caso impresentabili, il politico difende il collega: "Santulli persona perbene, no a sciacallaggio"
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Redazione Interno
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La Commissione parlamentare Antimafia, nel consueto rituale che precede le consultazioni elettorali, ha reso pubblica la lista degli otto candidati definiti "impresentabili", i quali, secondo le valutazioni dell'organo di vigilanza, avrebbero violato il codice di autoregolamentazione. La presidente Chiara Colosimo ha assolto al suo compito istituzionale, comunicando l'esito delle verifiche che ha interessato le candidature per le Regionali in Campania, Puglia e Veneto, sebbene per quest'ultima regione non siano emersi nomi. La distribuzione degli otto casi, un dato che ha immediatamente catturato l'attenzione degli osservatori, vede una netta prevalenza nel centrodestra, con sei nominativi concentrati nelle due regioni meridionali, mentre gli altri due fanno riferimento a schieramenti differenti.
La replica politica e la denuncia di uno scambio di persona
La reazione del mondo politico non si è fatta attendere, producendo immediate repliche e difese pubbliche. Tra queste, spicca l'intervento a favore di uno dei candidati marchiati dal giudizio della Commissione, definito senza mezzi termini "persona perbene" in un atto di sostegno che condanna, al contempo, quelle che vengono percepite come strumentalizzazioni. La situazione si è complicata ulteriormente a causa della denuncia, avanzata da Paride Mazzotta di Forza Italia, di un clamoroso scambio di persona, il che getta un'ombra di dubbio sull'infallibilità del procedimento e introduce il condizionale obbligatorio nell'interpretazione dell'intera lista. Un episodio del genere, se confermato, metterebbe in luce le criticità insite in un processo di verifica così delicato e politicamente sensibile.
Il quadro campano e le autodifese
In Campania, dove i candidati coinvolti sono quattro, la geografia politica degli "impresentabili" vede tre nomi afferenti alle liste che sostengono la corsa alla guida della Regione di Edmondo Cirielli per il centrodestra, e uno schierato con il campo largo che appoggia Roberto Fico. Uno di loro, Valentino Monteforte, ha già replicato alle accuse, descrivendo l'etichetta di "impresentabile" come profondamente ingiusta e affermando la propria intenzione di proseguire la campagna elettorale, nonostante il pesante giudizio. Questa presa di posizione, che rivendica un impegno continuativo, evidenzia il conflitto tra il parere tecnico della Commissione e la percezione che i diretti interessati hanno di sé stessi e della propria storia.
Le implicazioni di un giudizio pre-elettorale
La pubblicazione di tali elenchi, sebbene miri a garantire trasparenza e moralità nella competizione democratica, finisce inevitabilmente per influenzare il dibattito pubblico negli ultimi, concitati giorni che precedono il voto. L'attribuzione di una qualifica così severa, che di per sé non ha un valore giuridico vincolante ma possiede un immenso peso politico e mediatico, rischia di alterare gli equilibri tra le forze in campo. La procedura, per sua natura, solleva questioni di metodo e di merito, soprattutto quando emergono casi di possibili errori di identificazione, lasciando che siano poi gli elettori, in ultima istanza, a doversi orientare in un panorama reso più opaco da queste rivelazioni.




