Milano, il seriale della metro: arrestato un diciottenne per violenze a minorenni pedinate fino a casa
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Redazione Interno
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La metodologia era sempre la stessa, una ripetizione inquietante che trasformava un semplice tragitto in metropolitana nell’anticamera di un incubo. Il giovane, un cittadino ecuadoriano di diciotto anni con un impiego a tempo determinato in una catena di fast food della cintura milanese, sceglieva le sue vittime in modo apparentemente casuale tra le adolescenti in attesa sui marciapiedi affollati delle stazioni. Le osservava, le selezionava, per poi seguirle con pazienza, spesso in sella a un monopattino elettrico nero, riconoscibile per i cavi arancioni sotto il manubrio. Lo schema, che gli inquirenti hanno ricostruito minuziosamente, prevedeva che l’uomo pedinasse le ragazze sin dentro i cortili dei loro palazzi, approfittando del momento di vulnerabilità quando, varcato il portone, si sentivano ormai al sicuro. Era lì, nelle penombre delle scale o degli androni, che l’ombra silenziosa si materializzava in aggressore, bloccando le minorenni contro un muro per compiere violenze sessuali.
Le aggressioni e il terzo tentativo sventato
Gli episodi accertati, per i quali il diciottenne è stato tratto in arresto lo scorso 13 dicembre, sono due e risalgono alla scorsa estate. In un caso, come documentano le telecamere di sorveglianza, l’aggressione è avvenuta nel tardo pomeriggio del 12 agosto alla stazione di Gorgonzola, dove l’uomo avvistò e iniziò a pedinare una diciassettenne. Un altro episodio, di analoghe modalità, è stato poi ricostruito dagli investigatori. A interrompere quella che poteva configurarsi come una serie senza fine è stato, tuttavia, un terzo tentativo, fortunosamente fallito. In quell’occasione, la prontezza di un genitore, che ha percepito il pericolo e ha prontamente messo in salvo la propria figlia, ha impedito che la violenza si consumasse, fornendo al contempo alle forze dell’ordine un elemento cruciale per le indagini. L’intervento di quel padre, infatti, ha contribuito a creare un primo identikit del sospettato, interrompendo la catena di aggressioni e avviando la caccia che si è conclusa con l’arresto.
Il video diffuso e le prove decisive
Una mossa investigativa non abituale, la decisione della procura di diffondere pubblicamente un video di sorveglianza che ritrae il giovane, ha segnato una svolta nelle indagini. Quelle immagini, nelle quali è possibile riconoscere l’abbigliamento tipico dell’uomo – cappellino verde, maglietta bianca e pantaloncini corti – e il suo monopattino, sono state determinanti per raccogliere segnalazioni e conferme. Tuttavia, elementi ancor più incisivi per l’incastro sono provenuti direttamente da una delle vittime, la quale, in un gesto di grande lucidità e coraggio, è riuscita a scattare alcune fotografie al suo aggressore durante l’aggressione. Queste prove, unitamente alle riprese delle telecamere e alle testimonianze, hanno permesso di consolidare la ricostruzione degli inquirenti, tracciando un percorso criminale che, nell’arco di circa tre mesi, ha seminato terrore in una periferia già allarmata da fatti di cronaca nera.




