Tre vite spezzate nel buio di Asiago, l'auto vola a folle velocità
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Redazione Interno
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La notte, che fino a pochi istanti prima aveva accolto le voci allegre di un gruppo di amici in festa, si è improvvisamente lacerata per il boato che ha squarciato il silenzio di via Lavarone, ad Asiago, intorno alle tre e trenta di domenica mattina. Un rumore secco, metallico, che ha annunciato la fine di una corsa il cui inizio, poche ore prima, era stato tutto fuorché tragico. Rientravano da una celebrazione, il compleanno di un amico, e la strada che percorrevano, avvolta nell'oscurità, è diventata il palcoscenico di una tragedia che ha dell'incredibile per la sua violenza. Dei cinque giovani, tutti poco più che ventenni, che affollavano l'abitacolo di una Peugeot 207, tre hanno perso la vita sul colpo, mentre gli altri due, sebbene in condizioni differenti, sono scampati a un destino che pareva ineluttabile per puro caso, con uno di loro che è riuscito a uscire dal relitto praticamente illeso.
Chi erano i ragazzi della Peugeot
A lasciare la vita sull'asfalto, in quella che le prime ricostruzioni definiscono un'uscita di strada dovuta a una velocità eccessiva e folle, sono stati Nicola Xausa, di ventun anni, Riccardo Gemo e Pietro Pisapia, entrambi ventenni. Nicola, che gli amici chiamavano affettuosamente "Nik", era lui a trovarsi al posto di guida in quel momento fatale; proprio lui che, come gli altri, aveva da poco spento le candeline per i suoi vent'anni, essendo la serata anche un modo per festeggiare il suo traguardo. A bordo, con loro, c'erano anche Mirko Bez, il festeggiato originario di Belluno, e un quinto giovane, il cui nome completa un quadro di esistenze bruscamente interrotte o sconvolte. Li accomunava, oltre all'amicizia e agli anni trascorsi insieme, una grande passione per lo sci, disciplina che praticavano con dedizione, e interessi che spaziavano dalla musica al cinema, mentre costruivano i loro progetti di vita tra diplomi, lavoro e preparazione per l'università.
Le immagini choc e il dolore che si ripete
Chi ha avuto modo di visionare i filmati delle telecamere di sorveglianza posizionate lungo il tratto di strada, fatica a trovare le parole per descrivere la dinamica dell'incidente, paragonandola a scene che solitamente si vedono solo in pellicole cinematografiche. L'autovettura, dopo aver impattato violentemente contro uno spartitraffico, ha infatti preso letteralmente il volo, in una sequenza di eventi che lascia pochi dubbi sulla devastante energia in gioco. Il dolore per la perdita di Nicola, Pietro e Riccardo si è diffuso rapidamente tra i monti dell'Altopiano, toccando nel profondo i paesi di Lusiana Conco, dove risiedevano due delle vittime, e Creazzo, che piange Riccardo Gemo. Una ferita che si riapre per una collettività già provata dal recente lutto per la scomparsa di un tredicenne, stroncato in un incidente stradale appena un mese prima, un accumulo di sofferenza che ha spinto il sindaco a esclamare, con voce rotta, "È troppo".
Il caso e il vuoto incolmabile
Ciò che resta, dopo i soccorsi e le prime indagini per accertare le precise responsabilità, è il vuoto incolmabile lasciato da tre esistenze promettenti, stroncate nel fiore degli anni. La dinamica, per quanto ricostruita attraverso i video e i rilievi sul posto, non restituisce il senso di una serata che doveva essere di spensieratezza e che invece si è trasformata in una notte di lutto. La fatalità, in un simile contesto, appare come un elemento marginale rispetto a scelte che, seppur compiute in un momento di leggerezza, hanno avuto conseguenze irreparabili. I sopravvissuti, uno in gravi condizioni e l'altro miracolosamente illeso, portano con sé non solo il peso fisico dello schianto ma anche il ricordo di quei momenti e di quegli amici che, assieme a loro, stavano tornando a casa.




