Trump allunga la tregua sulle centrali iraniane mentre il Pentagono studia un nuovo spiegamento di truppe
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Redazione Esteri
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L’amministrazione Trump, che pure non ha mai ordinato un’operazione di terra in Medio Oriente, si trova ora a navigare tra il tentativo di una distensione negoziata e il rafforzamento silenzioso della propria presenza militare nell’area. Dal canto suo, il Pentagono starebbe valutando l’ipotesi di un nuovo dispiegamento che porterebbe altri diecimila soldati a presidiare la regione, un’eventualità, questa, che farebbe lievitare il contingente americano a diciassettemila unità. Numeri, questi, che secondo quanto riportato dal Wall Street Journal non configurerebbero le condizioni per un’invasione, ma risulterebbero comunque sufficienti per un’operazione più circoscritta: il sequestro di porzioni di territorio, la messa in sicurezza dei depositi di uranio iraniani, fino al controllo di una delle isole strategiche sotto la sovranità di Teheran.
La strategia tra diplomazia e forza
Mentre negli ambienti militari si discute di questo potenziale aumento della forza d’impatto, il presidente Trump ha scelto di mantenere aperto il canale diplomatico, confermando la proroga di dieci giorni sulla sospensione degli attacchi contro gli impianti energetici dell’Iran. La nuova scadenza, fissata per lunedì 6 aprile alle 20:00 (ora di Washington), è stata annunciata direttamente dal tycoon sul suo social network, *Truth*, spiegando che la misura risponderebbe a una richiesta esplicita di Teheran. I contatti, a suo dire, “stanno procedendo molto bene”, un’affermazione che cerca di controbilanciare le accuse più dure lanciate nei giorni scorsi, quando lo stesso Trump aveva dichiarato che la Repubblica islamica “sta negoziando e implorando di raggiungere un accordo”.
L’asse degli attacchi si allarga: Houthi e Iran nel mirino
Sullo sfondo delle manovre diplomatiche e militari, il conflitto a fuoco con Israele registra un’estensione significativa. Per la prima volta, infatti, il fronte armato yemenita degli Houthi – gruppo storicamente legato a Teheran – ha rivendicato un attacco missilistico diretto contro il territorio israeliano, unendosi di fatto alle operazioni belliche. Un’azione che porta la firma di un’alleanza sempre più esplicita, mentre in contemporanea si sono moltiplicati i raid in prossimità dell’università di Teheran, un segnale della crescente tensione che avvolge la capitale iraniana. Sul fronte giudiziario e politico, intanto, le voci si fanno più aspre: il ministro degli Esteri iraniano Araghchi ha parlato di una “chiara intenzione da parte di Stati Uniti e Israele di commettere genocidio”, un’accusa che alza ulteriormente il tiro verbale in un quadro già denso di provocazioni.
La situazione interna e il referendum sulla giustizia
A ridosso di queste scadenze internazionali, il dibattito pubblico italiano si concentra su un altro fronte, quello interno, con la campagna referendaria sulla giustizia che entra nel vivo. Le reti Mediaset hanno avviato una programmazione dedicata, con spot in onda dal 15 al 29 marzo, mentre il *Tg4 - Diario del giorno* si è trasformato in tribuna politica e giudiziaria. Antonio Di Pietro e Clemente Mastella, schierati rispettivamente per il Sì e per il No, si sono affrontati in un primo confronto; in un’altra puntata, invece, è stato Ettore Rosato a confrontarsi con Matteo Ricci, sempre con la stessa dialettica referendaria. A completare il quadro, la presenza in studio di Raffaele Sollecito, chiamato a intervenire in qualità di testimone in un dibattito che intreccia i temi della giustizia con la cronaca giudiziaria degli ultimi anni.




