Pensioni, a gennaio scattano le rivalutazioni
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Redazione Economia
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A partire dal 1° gennaio 2025, le pensioni erogate dall'Inps subiranno un incremento dello 0,8%, grazie alla consueta rivalutazione annuale che mira a proteggere il potere d'acquisto dei pensionati dall'erosione dovuta all'inflazione. Questo meccanismo, noto come perequazione, è stato fissato dal Dm pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, per gli assegni minimi, è prevista anche una rivalutazione straordinaria del 2,2% grazie alla legge di Bilancio, portando l'importo delle pensioni minime a 603,4 euro, con un aumento di soli 1,80 euro al mese.
Nonostante l'incremento, la manovra del governo Meloni non ha previsto un significativo aumento del valore degli assegni pensionistici, limitando le rivalutazioni a causa della bassa inflazione. Questo ha suscitato critiche, soprattutto perché l'aumento di 1,80 euro è inferiore ai 3 euro inizialmente previsti. Inoltre, una categoria particolarmente penalizzata sarà quella dei pensionati all'estero, che si vedranno esclusi dalla rivalutazione dell'assegno nel 2025.
La legge di bilancio non ha prorogato il modulo temporaneo previsto dalla legge n. 213/2023, per cui dal prossimo anno le pensioni torneranno a essere indicizzate all'inflazione secondo la disciplina antecedente alla Riforma Fornero. Tale disposizione suddivide la perequazione in tre fasce: l'adeguamento verrà concesso in misura piena, cioè al 100%, per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, al 90% per le fasce di importo comprese tra quattro e cinque volte il trattamento minimo e al 75% per i trattamenti superiori a cinque volte il minimo.
Gli aumenti delle pensioni riguarderanno tutti i pensionati, sebbene in misura diversa. Ogni inizio anno, infatti, i trattamenti previdenziali, compresa la pensione di reversibilità, vengono adeguati al costo della vita sulla base del tasso di inflazione rilevato nell'anno appena trascorso.




