Inter, la falsa partenza e il fantasma di Monaco: Inzaghi capro espiatorio di una crisi annunciata
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Redazione Sport
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Che l’Inter abbia iniziato il Mondiale per club con un pareggio contro il Monterrey, squadra tecnicamente inferiore, è un dettaglio che passa in secondo piano rispetto alle ombre lunghe della finale persa a Monaco. Quel 5-0 rimasto negli occhi e nelle viscere dei tifosi sembra aver generato una narrazione tossica, in cui Simone Inzaghi – ora all’Al-Hilal – è diventato il bersaglio perfetto.
Si racconta che abbia tradito la squadra trattando con i sauditi già prima della finale, che abbia preparato male l’atto decisivo e persino distratto i giocatori, tentando di portarsene qualcuno in Arabia. Una "leggenda nera" costruita ad arte, che però non regge alla prova dei fatti. L’offerta dell’Al-Hilal, economicamente irrinunciabile, è arrivata dopo Monaco, non prima. E se Inzaghi ha scelto di lasciare, lo ha fatto per un progetto ambizioso, non per fuggire.
Le sue parole, però, hanno acceso gli animi. «Ho lasciato la mia zona di comfort all’Inter, ma qui c’è il top», ha dichiarato presentandosi in Arabia, dove all’esordio ha fermato il Real Madrid (1-1). Un approccio che suona come un addio senza rimpianti, mentre Marotta, da Milano, liquida la questione con freddezza: «Ha fatto la sua scelta, ora è passato».
Eppure, dietro questa separazione – definita "traumatica" da chi lo accusa di essere «geneticamente bugiardo» – c’è più di un semplice tradimento. C’è la stanchezza di un calcio italiano sempre più asfissiante, la pressione di una piazza che non perdona, e l’attrazione dei petroldollari, che nessuno, in fondo, avrebbe rifiutato.




