Bagnoli, la vecchia colmata non esiste più: al suo posto una terrazza per l’America’s Cup
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Redazione Interno
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Il 31 dicembre del 2025, quella lingua di terra sporca che da 63 anni si allungava come un rimprovero nel golfo di Bagnoli – la sua costruzione risale al lontano 1963 – era ancora lì, identica a se stessa, immobile nel suo destino di rudere industriale. Oggi, a meno di quattro mesi di distanza, la scena è radicalmente diversa: la “colmata a mare”, cuore marcio dell’ex fabbrica del ferro, non esiste più. Al suo posto, grazie a un intervento lampo iniziato l’8 gennaio scorso, è stata realizzata una terrazza galleggiante, il nuovo polo logistico che ospiterà le basi operative dei team in gara per la Coppa America di vela, trasformando definitivamente il prelievo di suolo inquinato in una piattaforma tecnologicamente avanzata.
L’addio al simbolo del degrado: sigilli e tappetini per isolare l’amianto
La bonifica vera e propria, va detto, non è stata una rimozione totale del vecchio sedime – operazione che avrebbe richiesto tempi biblici e un impatto ambientale devastante – ma piuttosto una messa in sicurezza definitiva mediante la tecnica del “capping”. In pratica, gli operai hanno ricoperto l’intera superficie della struttura con speciali tappetini isolanti, delle vere e proprie barriere geosintetiche capaci di contenere qualsiasi fuoriuscita di materiali di risulta, da quelli tossici dell’acciaieria ai residui dell’amianto. In meno di cento giorni di lavoro, un cronoprogramma serrato che ha visto in corsa le ruspe della Greenthesis, si è passati dal rudere alla terrazza, la più grande mai realizzata sul mare della città, che fungerà non solo da cantiere volante per le “formule uno del mare”, ma anche da futuro polmone pubblico una volta che l’evento mondiale avrà salutato Napoli.
L’effetto America’s Cup: 3 mila persone e un modello di scuola internazionale
L’appuntamento con la storia della vela, però, è solo l’acceleratore di un meccanismo ben più complesso. Se l’estate del 2027 sembra lontana, la macchina organizzativa ha già ingranato la prima marcia: dal primo giugno di quest’anno, i primi esponenti dei sette team partecipanti – con un indotto stimato a regime di circa tremila presenze fisse tra equipaggi, tecnici, sponsor e le loro famiglie – inizieranno a presidiare l’area. Non solo vele e scafi. In questi giorni, il sindaco Gaetano Manfredi, in qualità di commissario straordinario per la bonifica, ha già guidato un sopralluogo riservatissimo sulla colmata con i rappresentanti degli equipaggi e gli emissari tecnici di “Sport e Salute”. Si discutono già dettagli logistici molto concreti, come la ricerca di strutture private e scuole di lingua straniera necessarie a garantire l’istruzione dei molti ragazzi che seguiranno i genitori in questa avventura italiana. Un’invasione pacifica di ingegneri e velisti che imporrà al quartiere un salto di qualità nei servizi e nell’accoglienza.
Sindaco in prima linea tra palchi istituzionali e cantieri aperti
Proprio Manfredi, del resto, sta giocando la sua partita più delicata su questo doppio binario: la scadenza contrattuale che impone il completamento delle messe in sicurezza della colmata entro ottobre prossimo. Durante l’ultima cabina di regia a Palazzo Chigi, il primo cittadino ha dovuto fornire rassicurazioni sugli avanzamenti, confermando che le opere a mare – scogliere e argini – procedono di pari passo con il tombamento dei rifiuti. L’obiettivo dichiarato, e ribadito anche ai residenti più scettici, è chiaro: cancellare l’onta di trent’anni di immobilismo assoluto. E mentre i tecnici del team neozelandese, detentori della coppa, scelgono già il punto esatto dove ormeggiare i loro catamarani, i napoletani assistono a un miracolo di re-ingegnerizzazione ambientale: l’ex discarica a mare che avvelenava il Golfo, da ieri, è solo un ricordo di una Napoli che non c’è più.




