Avellino, strage del bus: condanna definitiva a 6 anni per Castellucci, l'ex ad di Aspi
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Redazione Interno
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La Quarta sezione penale della Cassazione ha confermato ieri, venerdì 11 aprile, la condanna a sei anni di reclusione per Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (Aspi), ritenuto responsabile di omicidio colposo e disastro colposo per la tragedia avvenuta il 28 luglio 2013 sull’A16 Napoli-Canosa. Quel giorno, un pullman precipitò dal viadotto dell’Acqualonga, nel territorio di Monteforte Irpino, causando la morte di 40 persone.
La sentenza, arrivata dopo oltre quattro ore di camera di consiglio, mette così la parola fine a un processo durato anni, che aveva visto Castellucci imputato per le carenze nella manutenzione della rete autostradale, ritenute concause dell’incidente. Il bus, che viaggiava lungo la tratta in discesa, sfondò il guardrail – la cui resistenza, secondo gli accertamenti tecnici, non era adeguata – schiantandosi poi nella scarpata sottostante.
Il legale dell’ex manager, interpellato dopo la pronuncia, ha dichiarato che il suo assistito è "pronto a costituirsi", senza aggiungere ulteriori commenti sulla decisione dei giudici. La difesa, nel corso del processo, aveva sostenuto l’assenza di un nesso diretto tra le scelte gestionali dell’allora ad e l’evento, ma la Cassazione ha ritenuto sufficienti gli elementi emersi nelle precedenti fasi processuali per confermare la condanna.
Quella di Avellino resta una delle pagine più drammatiche della storia recente degli incidenti stradali in Italia, non solo per il numero delle vittime, ma anche per le conseguenze giudiziarie che hanno coinvolto i vertici della società autostradale. Le indagini, condotte con l’ausilio di consulenti tecnici, avevano evidenziato criticità nella progettazione e nella manutenzione delle barriere di sicurezza, elementi che hanno pesato nelle valutazioni della magistratura.




