Castellucci si costituisce al carcere di Bollate dopo la sentenza sulla strage di Avellino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, ha varcato i cancelli del carcere di Bollate nel tardo pomeriggio di ieri, consegnandosi alle autorità dopo che la Cassazione ha confermato la condanna a sei anni per la strage del bus precipitato dal viadotto dell’Acqualonga nel 2013. Con sé aveva l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Napoli, che ha dato esecuzione alla sentenza definitiva.

Quella del 28 luglio di undici anni fa resta una delle pagine più drammatiche della cronaca recente: il mezzo, caduto nel tratto di Monteforte Irpino lungo l’A16, causò la morte di 40 persone, scatenando un lungo iter giudiziario che si è concluso solo ieri con il rigetto dei ricorsi in Cassazione. Mentre Castellucci affrontava il primo giorno di detenzione, sotto il cavalcavia dell’Acqualonga – trasformato da tempo in un Giardino della Memoria – si sono raccolti familiari delle vittime, passanti e semplici cittadini, molti dei quali hanno deposto fiori o sostato in silenzio.

La condanna, che coinvolge anche altri imputati, ha riportato l’attenzione sulle responsabilità nella manutenzione della rete autostradale, già al centro di polemiche dopo il crollo del ponte Morandi. Se per Castellucci, che aveva guidato Aspi tra il 2006 e il 2017, il percorso processuale si è chiuso con l’ingresso in carcere, per i parenti delle vittime la sentenza rappresenta un atto dovuto, seppur tardivo. Nessuna dichiarazione è trapelata dalla sua difesa dopo la costituzione, mentre i legali delle parti civili hanno sottolineato come la pena, seppur significativa, non possa cancellare il vuoto lasciato dai morti.

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