Guerra, i droni ucraini arrivano fino a Ufa: colpita una raffineria e un palazzo. Nessuna vittima nell’attacco a 1.400 km dal confine

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un’incursione che ha spostato il fronte molto oltre i consueti teatri operativi, quella condotta dall’Ucraina nella notte, quando alcuni droni – molti dei quali, va detto, sono stati intercettati – hanno raggiunto la città russa di Ufa, situata nella Repubblica del Bashkortostan, a circa 1.400 chilometri dalla linea di confine. Il governatore locale, Radij Khabirov, ha confermato attraverso il proprio canale Telegram che un velivolo senza pilota ha centrato un edificio residenziale, senza peraltro causare vittime; un altro ordigno, stando alle prime ricostruzioni, avrebbe preso di mira la raffineria di petrolio della città, impianto strategico per l’economia russa. L’attacco, seppur limitato nei danni materiali, assume un valore simbolico notevole, perché dimostra la crescente capacità di proiezione dei mezzi aerei di Kiev.

La controffensiva aerea ucraina e i detriti caduti su obiettivi civili

Mentre i riflettori si accendono sull’incursione a Ufa, le autorità di Kiev hanno reso noto che, nello stesso lasso temporale, le proprie difese aeree sono riuscite a distruggere 147 droni lanciati dalla Russia nel corso di un attacco notturno su larga scala. Un numero, quest’ultimo, che testimonia l’intensità degli scontri nei cieli, dove i frammenti degli apparati abbattuti – come precisato dall’Aeronautica ucraina – sono piovuti al suolo provocando danni materiali, senza che al momento siano state segnalate vittime tra la popolazione civile. La caduta di questi detriti, circostanza sempre più frequente nelle aree urbane, riaccende il dibattito sulla sicurezza dei residenti, esposti a rischi indiretti anche quando le intercettazioni riescono pienamente.

Odessa nel mirino: il porto di Chornomorsk in fiamme dopo un attacco aereo russo

Sul versante meridionale, un attacco aereo russo ha colpito un porto nella regione di Odessa, in particolare lo scalo di Chornomorsk, dove le esplosioni hanno innescato incendi tra i container. I soccorritori sono immediatamente intervenuti per domare le fiamme, e le autorità ucraine hanno escluso – almeno in questa fase – la presenza di feriti o vittime. L’infrastruttura portuale, fondamentale per le esportazioni agricole e per il transito di aiuti umanitari, subisce così un nuovo episodio di violenza bellica, mentre la regione di Odessa resta uno dei teatri più esposti ai raid russi.

I colloqui diplomatici e il prestito Ue da 90 miliardi

Sul piano politico-diplomatico, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riferito di aver discusso con Steve Witkoff, Jared Kushner, Lindsey Graham e Mark Rutte della necessità di rendere “solide e affidabili” le garanzie di sicurezza per Kiev, affinché le prospettive per la ricostruzione post-bellica diventino reali. Parole che si inseriscono in un contesto di mobilitazione internazionale, con l’Unione europea che si prepara a erogare un prestito da 90 miliardi di euro: “Continuiamo a sostenere Kiev. La Russia è disinteressata alla pace”, hanno ribadito fonti comunitarie, mentre Trump – oggi nuovamente presidente degli Stati Uniti – non ha ancora espresso una posizione ufficiale su questo nuovo pacchetto di aiuti.

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