Il Marocco e la sfida della Generazione Z: tra proteste e richieste di cambiamento
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Redazione Esteri
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Il Marocco sta affrontando la più significativa ondata di dissenso giovanile degli ultimi anni. Un movimento, nato online e privo di autorizzazioni, si è rapidamente propagato in tutto il paese. Le cosiddette “proteste della Gen Z”, organizzate da giovani esperti di internet, canalizzano una rabbia profonda verso la corruzione endemica e il degrado palpabile di servizi essenziali come scuole e ospedali. Questo abbandono, vissuto sulla propria pelle, crea un contrasto insopportabile con gli ingenti investimenti pubblici destinati a eventi internazionali come i grandi tornei calcistici.
La rabbia esplode nelle strade
Il malessere non è rimasto confinato al mondo virtuale, ma è deflagrato nelle piazze di diversi centri urbani. A Sale, città adiacente alla capitale Rabat, gruppi di adolescenti con il volto coperto da mascherine hanno dato alle fiamme automobili e hanno preso di mira esercizi commerciali. Disordini di analoga intensità, che hanno visto un veicolo della polizia finire tragicamente tra i manifestanti, sono stati registrati anche a Inzegane, Ait Amira e Oujda, a dimostrazione di una geografia della protesta ampia e simultanea.
Un movimento globale dal Sud del mondo
Esiste un filo conduttore che lega queste sollevazioni a un più ampio fenomeno di attivismo globale. Un’onda di giovani, che si identifica e si fa chiamare “Gen Z”, sta attraversando con impeto il cosiddetto Sud del mondo, dal Bangladesh al Perù, dal Nepal al Madagascar. La loro capacità di mobilitazione, documentata anche in nazioni come Nigeria, Uganda e Kenya, sembra rimettere in discussione assetti di potere considerati fino a ieri immutabili.
La repressione e gli echi della storia
La reazione delle autorità marocchine, caratterizzata da un impiego massiccio della forza, ha provocato oltre quattrocento arresti e l’uccisione di due dimostranti. I due giovani hanno perso la vita quando le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco durante un assalto a un commissariato a Inezgane, epicentro della rivolta dove la tensione rimane altissima. Questi episodi di violenza istituzionale riecheggiano inevitabilmente i moti del 2010-2011 che segnarono profondamente la storia recente del Nord Africa.




