Il racconto dell'amico sulla notte della caduta fatale nell'ex Italcementi
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Redazione Interno
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"Io ero più indietro, Garcia era il primo della fila. A un certo punto ho sentito due tonfi, forse uno era del telefonino che lui stava usando come torcia". Le parole del diciannovenne di Gandino, amico della vittima, restituiscono la tragica sequenza di attimi che hanno portato alla morte di Daniel Estaban Camera Garcia, precipitato dal tetto dello stabilimento dismesso ad Alzano Lombardo nelle ore centrali della notte. Il giovane, che non era più riuscito a rialzarsi dopo l’impatto con il suolo, è stato raggiunto dai soccorsi giunti in via Acerbis, laddove un tempo sorgeva un complesso dell’Italcementi, ma ogni tentativo di rianimarlo si è rivelato inutile. L’altro ragazzo presente, coetaneo della vittima, è stato invece trasportato in ospedale in codice verde, provato dallo shock ma senza conseguenze fisiche di rilievo.
Il dolore di una famiglia e l'ultimo saluto
Nella casa di Daniel, il dolore dei genitori si materializza in gesti semplici e strazianti. Il padre, Fabio, conserva la fototessera del figlio nel portafoglio, mentre la madre, Anna, accarezza la sua immagine sullo schermo di un telefono. "Ogni tanto era triste, voleva andare via, l’ho visto piangere molte volte", racconta lei, trattenendo a stento le lacrime, prima di aggiungere che il ragazzo, comunque, "cominciava ad avere le idee più chiare sul suo futuro". Un futuro che si è infranto nell’arco di pochi secondi, dopo che lo stesso Daniel aveva salutato il papà con un messaggio in cui annunciava, in maniera vaga, di essere diretto in "una casa abbandonata".
La pericolosa attrazione dell'abbandono e i rischi documentati
L’episodio riaccende i riflettori, purtroppo in maniera drammatica, su un fenomeno che le forze dell’ordine e gli amministratori locali conoscono bene: l’intrusione e l’esplorazione abusiva di edifici industriali dismessi, percepiti da molti giovani come luoghi di sfida e di avventura. L’ex sito Italcementi, in particolare, è da tempo meta di incursioni, spesso documentate e condivise sui social network o su piattaforme come YouTube. In alcuni video, girati all’interno della struttura, si sentono gli stessi esploratori ammonire riguardo ai pericoli, indicando ad esempio i profondi "buchi" apertisi nelle solette, definiti con un senso di timore reverenziale: "Sono altissimi, mamma mia… meglio non finirci dentro". Queste testimonianze visive, se da un lato dimostrano una parziale consapevolezza dei rischi, dall’altro non hanno evidentemente scoraggiato pratiche estremamente pericolose, alimentando anzi il timore di possibili emulazioni, con giovani che giungono in loco anche da province limitrofe.
Il luogo dell'incidente e le dinamiche ancora da chiarire
La dinamica precisa della caduta, che sarebbe avvenuta da un lucernario, è al centro delle indagini della polizia, chiamata a ricostruire ogni passaggio della serata. Il crocchio di adolescenti, ritrovatosi attonito nel parcheggio della zona industriale di Casnigo poco dopo l’accaduto, rappresenta solo l’epilogo di una tragedia che si è consumata nel silenzio della notte, interrotto solo dal rumore sordo dei due "tonfi" uditi dall’amico superstite. I rilievi tecnici e gli accertamenti procedono ora per definire l’esatta sequenza degli eventi, mentre la procura ha avviato un fascicolo per verificare ogni aspetto, comprese le condizioni di sicurezza – o di insicurezza – del capannone abbandonato, sebbene l’accesso allo stesso fosse chiaramente vietato.




