Le Borse ballano sul prezzo del petrolio, a Milano il risiko bancario regge il confronto
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Redazione Economia
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La seduta del 28 aprile consegna agli analisti un quadro internazionale frammentato, dove il nervosismo degli investitori si misura innanzitutto con il costo dell’energia. Il petrolio, con i futures Brent in rialzo fino a toccare i 104,3 dollari al barile, alimenta quelle tensioni che tengono i listini sospesi tra l’incertezza geopolitica e le scelte delle banche centrali. Lo stallo sul negoziato tra Stati Uniti e Iran – un fronte che ormai da mesi condiziona le aspettative sull’offerta di greggio – ha infatti riacceso la miccia speculativa, spingendo i prezzi verso livelli che non si vedevano da tempo. E se l’Asia ha digerito con fatica questa pressione, chiudendo una giornata interamente in territorio negativo, l’Europa prova a ripartire ma lo fa con il freno a mano tirato.
A Tokyo, il Nikkei ha terminato le contrattazioni a -1,02%, una flessione che riflette non solo il caro-energia ma anche la decisione della Banca del Giappone (BoJ) di lasciare i tassi d’interesse invariati. Una scelta, quest’ultima, che si inserisce in una settimana cruciale per la politica monetaria globale: tutte le principali banche mondiali sono infatti chiamate a prendere decisioni simili, creando un’attesa quasi febbrile sui mercati. Nel frattempo, le principali piazze finanziarie europee registravano nel primo pomeriggio ribassi frazionali, con l’eccezione di Piazza Affari. Qui, alle 14.10, il FTSEMib guadagnava lo 0,62% attestandosi a 47.969 punti, dopo aver oscillato tra un minimo di 47.847 e un massimo di 48.327. Lo stesso indice, pur ripiegando leggermente dai massimi di giornata, teneva botta meglio degli altri.
Il risiko bancario e la volatilità che non molla la presa
A spingere il listino milanese è stato in particolare il comparto del credito, protagonista di una nuova ondata di aggregazioni o, per meglio dire, di quel risiko bancario che da settimane infiamma le cronache finanziarie. Il FTSEMib ha archiviato la seduta in rialzo dello 0,77%, riportandosi sopra quota 48.000 punti: un risultato che assume un peso specifico maggiore se confrontato con l’andamento altalenante delle altre Borse europee, chiuse senza una direzione comune. Non è mancata, però, una forte volatilità, con i prezzi che hanno cambiato segno più volte nell’arco delle contrattazioni. A pesare sugli umori, oltre al petrolio, sono riaffiorate le preoccupazioni legate alla solidità del settore dell’intelligenza artificiale, un comparto che aveva trainato i rialzi nei mesi scorsi e che ora mostra qualche crepa.
Piazza Affari positiva, l’Europa resta in affanno
Mentre il FTSE Italia All Share progrediva dello 0,57% alla stessa ora, gli indici delle mid cap e delle star cedevano rispettivamente lo 0,05% e lo 0,14%, a dimostrazione di una forza concentrata principalmente sui titoli a maggiore capitalizzazione. Fuori dai confini italiani, il clima è di attesa: gli investitori osservano con attenzione l’evolversi delle trattative sul nucleare iraniano – da cui potrebbe scaturire una maggiore offerta di greggio – e le prossime mosse delle banche centrali. Il rialzo del Brent, del resto, rischia di alimentare una nuova fiammata inflazionistica, rendendo ancora più complessa la navigazione per chi deve decidere se tagliare o mantenere i tassi. La giornata di incertezza, insomma, non ha risparmiato nessuno, ma Milano ha trovato nel risiko bancario e nelle quotazioni petrolifere un argine alla marea ribassista.




