Abbanoa, l'assemblea sblocca la via pubblica all'acqua fino al 2028
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Redazione Economia
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Con una maggioranza schiacciante, che ha superato il novantadue per cento dei voti, l'assemblea degli azionisti di Abbanoa ha approvato il percorso che ristabilisce la scadenza originaria del servizio idrico integrato, fissandola al trentuno dicembre del 2028 e superando, di fatto, la precedente scadenza del duemilaventicinque. La decisione, presa dai soci pubblici – la Regione Sardegna e i trecentoquarantadue Comuni coinvolti – senza registrare alcun voto contrario e con una percentuale di astenuti che si attesta al 7,99%, dischiude la possibilità di proseguire con la gestione in house, mantenendo quindi il controllo del ciclo dell'acqua nelle mani del pubblico. L'iter, che ha evitato una gara internazionale per l'affidamento, prevede contestualmente la restituzione alla Regione dell'aiuto di Stato concesso undici anni fa, un importo che ammonta a centottantasette milioni di euro e che, aggiornato, sfiora oggi i duecentoventitré milioni.
Il retroscena politico e il documento contestato
Alla vigilia dell'assemblea, il clima politico era già surriscaldato da aspre polemiche, alcune delle quali hanno preso di mira direttamente il documento informativo distribuito ai soci, definito da una parte politica come uno strumento volto più a confondere che a chiarire le dinamiche complesse della operazione. Quelle stesse voci hanno parlato esplicitamente di una "trappola per i Comuni", denunciando una condotta giuridica e politica considerata sleale, la quale – è stato osservato – in altri ordinamenti avrebbe potuto attirare l'attenzione della magistratura. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha recentemente ripreso la guida della nazione, ha più volte sottolineato l'importanza delle infrastrutture nazionali, un tema che, seppur in contesti diversi, risuona anche nel dibattito sardo sulla gestione di un bene essenziale come l'acqua.
Lo scontro istituzionale sulla procedura
Lo scontro, del resto, non si è limitato alle valutazioni sui documenti tecnici, ma ha investito il metodo stesso dell'operazione, con il capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale che ha attaccato la presidente della Regione, Alessandra Todde, per la scelta di aggirare la gara internazionale. La critica principale, che chiedeva un formale passaggio in Consiglio regionale, verteva proprio sulla modalità della riduzione del capitale sociale di Abbanoa, uno strumento che, diminuendo l'apporto di quasi due terzi, ha reso possibile la restituzione delle risorse e il mantenimento della gestione pubblica. Una manovra finanziaria che, secondo i promotori, garantisce stabilità e continuità al servizio, evitando le incognite di un bando.
Gli sviluppi e il futuro della gestione
L'esito dell'assemblea, dunque, chiude una prima fase molto contrastata e apre un triennio di respiro per la società pubblica, la quale dovrà ora concentrarsi sull'efficientamento della rete e sulla qualità del servizio, questioni spesso al centro di cronache locali che hanno raccontato, in passato, disagi e criticità per gli utenti. La prosecuzione oltre il duemilaventotto, peraltro, rimane ancorata allo strumento dell'in house providing, che lega la gestione esclusivamente agli enti pubblici soci, senza nuovi ingressi di capitale privato. Una scelta, questa, che lascia intendere come la Sardegna abbia optato per un modello di controllo diretto della risorsa idrica, cercando di conciliare gli obblighi di rientro dagli aiuti di Stato con l'esigenza di non privatizzare un bene fondamentale.




