Musumeci: «Lo Stato non ha più denaro per tutte le ricostruzioni»
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Redazione Interno
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Lo Stato italiano non è più in grado di sostenere finanziariamente la ricostruzione di ogni territorio colpito da calamità naturali. La dichiarazione è del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, che oggi è intervenuto alla seconda edizione della Conferenza «Città del futuro 2030-2050», organizzata dall'Ance al museo MAXXI di Roma.
«Lo Stato non ha più il denaro per finanziare tutte le ricostruzioni e ovunque, è finita quella stagione», ha affermato il ministro rispondendo a una domanda sulla volontà dell'esecutivo di procedere su base volontaria per le polizze catastrofali destinate ai privati.
Cambiamento climatico e gestione del rischio
Musumeci ha affrontato il tema del cambiamento climatico precisando che esso «ha reso più esasperata una realtà che già esisteva, ma non deve essere un alibi». Secondo il ministro, il Paese dovrà «necessariamente convivere con il rischio», pur non restando a guardare: «Il peso verrà diviso in parti uguali». Il ragionamento del titolare della Protezione civile parte da una constatazione sulla mentalità diffusa: «In Italia non c'è percezione del rischio. Noi siamo fatalisti, tocchiamo corni rossi e ferro, e quando qualcuno si accorge che il rischio c'è la risposta è: Tanto c'è qualcuno che ci pensa». Musumeci ha poi aggiunto: «Noi italiani come cittadini chiediamo sicurezza, ma non siamo chiamati a produrne».
L'allarme sui Campi Flegrei e sul patrimonio edilizio
Per argomentare la necessità di una nuova cultura della prevenzione, il ministro ha citato il caso dei Campi Flegrei, area ad alto rischio vulcanico dove risiedono circa 500mila persone. «Quando abbiamo fatto le prove e le simulazioni organizzate nell'area si sono presentate solo poche centinaia di persone», ha spiegato.
Sul fronte del patrimonio edilizio, Musumeci ha osservato che l'Europa si è concentrata sull'efficientamento energetico senza considerare adeguatamente l'emergenza sismica: «Il 57% del territorio italiano è esposto al rischio sismico e su questo fronte non mi pare che l'Unione europea abbia fatto molto».
Il ministro ha ricordato come «negli anni '60, '70 e '80 si è lasciato costruire laddove non si poteva», sottolineando che oggi esiste il dovere di «mettere in sicurezza i cittadini» e di coltivare una cultura della prevenzione, perché «non esistono città sicure».
Il quadro normativo delle polizze catastrofali
L'obbligo assicurativo per le imprese contro i rischi catastrofali è stato introdotto dall'articolo 1, commi 101-111, della legge 30 dicembre 2023 n. 213. La norma riguarda terremoti, alluvioni, inondazioni, esondazioni e frane, e interessa terreni, fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature industriali o commerciali impiegati nell'attività d'impresa.
Le scadenze sono state articolate in base alla dimensione aziendale: le grandi imprese hanno dovuto stipulare le polizze entro il 31 marzo 2025, le medie entro il 1° ottobre 2025, mentre per piccole e microimprese il termine è fissato al 31 dicembre 2025. Sono escluse dall'obbligo le imprese agricole, soggette a una disciplina specifica, e i liberi professionisti. La mancata stipula non prevede sanzioni pecuniarie dirette, ma comporta l'esclusione dall'accesso a contributi, sovvenzioni e agevolazioni finanziarie pubbliche.
Le reazioni politiche
Le dichiarazioni del ministro hanno suscitato immediate reazioni nel mondo politico. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera, Riccardo Ricciardi, ha commentato duramente le parole di Musumeci attraverso i propri canali social. Secondo il parlamentare pentastellato, emergerebbe con chiarezza il vero volto dell'attuale esecutivo, un governo che non avrebbe come principale riferimento i cittadini italiani.
Ricciardi ha denunciato come i veri committenti di questo governo siano invece i grandi gruppi assicurativi, le banche e le lobby legate al settore delle armi, evidenziando un contrasto stridente tra la mancanza di fondi per la protezione del territorio e la disponibilità di miliardi per le spese militari.
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