Furti col Pos, a Napoli il borseggio diventa digitale e invisibile
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Redazione Interno
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Si consuma in mezzo alla folla, senza che una mano si infili in una tasca o che una borsa venga aperta con destrezza. Il nuovo volto del borseggio, che inquieta le strade di Napoli e non solo, si serve di uno strumento legittimo – un terminale per i pagamenti contactless – trasformandolo in una silenziosa arma per depredare il portafoglio digitale delle vittime. Il meccanismo, che alcuni avevano liquidato come una moderna leggenda metropolitana alimentata da video sui social network di dubbia provenienza, sta dimostrando, attraverso una serie di episodi concreti, di essere una minaccia reale e particolarmente subdola.
Come agiscono i borseggiatori "senza mani"
La tecnica, stando a quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, sfrutta la comodità dei pagamenti senza contatto, i quali, come è noto, non richiedono l’inserimento del PIN per importi di modesta entità. Gli autori dei furti, muovendosi in contesti affollati dove il contatto fisico accidentale è la norma, si avvicinerebbero alle potenziali vittime tenendo un Pos portatile, di quelli ormai comuni, nascosto in una borsetta o semplicemente nella tasca di una giacca. Avvicinando il dispositivo alla tasca o alla borsa della persona presa di mira, dove è custodita la carta di credito o di debito abilitata al contactless, riescono a effettuare un addebito di pochi decine di euro. L’intera operazione, che richiede pochi secondi e una prossimità di pochi centimetri, avviene senza bisogno di estrarre il portafoglio, in un vero e proprio borseggio "a distanza".
La scoperta tardiva e il vuoto lasciato
Ciò che rende l’espediente così destabilizzante è proprio l’assenza di qualsiasi percezione immediata da parte di chi subisce il furto. Come raccontato da una delle vittime napoletane, un commercialista della zona, la consapevolezza del danno arriva spesso con ritardo, solo quando lo smartphone vibra per segnalare una notifica della banca o quando, controllando il conto, ci si imbatte in un movimento non autorizzato. «Nessuno mi ha toccato. Nessuno mi ha sfiorato. Non ho sentito nulla», ha dichiarato l’uomo, riassumendo il senso di vulnerabilità che segue la scoperta. Il danno economico, pur limitandosi nella maggior parte dei casi alla singola transazione da 50 euro – soglia massima per i pagamenti contactless senza PIN – lascia un profondo disagio, alimentato dalla natura "asettica" e impercettibile del gesto, che sfuma i confini tradizionali del reato di borseggio.
Le indagini e il quadro di un fenomeno in ombra
Gli inquirenti, al lavoro su diverse segnalazioni che coinvolgono sia residenti che turisti, ritengono che il fenomeno sia probabilmente "molto più ampio" di quanto emerso finora. La difficoltà di cogliere gli autori in flagranza, unita alla possibilità che alcune vittime non si accorgano nemmeno dell’addebito se non controllano con assiduità l’estratto conto, contribuisce a mantenere il fenomeno in una zona d’ombra. Un elemento di vulnerabilità, secondo gli investigatori, è rappresentato proprio dalle carte conservate nei portafogli per cellulari, spesso più sottili e privi di schermature metalliche, che potrebbero essere leggermente più esposte a questo tipo di frode rispetto a quelle custodite in classici portafogli in pelle.




