Euro digitale, il Parlamento Ue fissa la posizione. Al via i negoziati decisivi a luglio

Euro digitale, il Parlamento Ue fissa la posizione. Al via i negoziati decisivi a luglio
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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Commissione per gli affari economici e monetari del Parlamento europeo ha ufficialmente espresso il proprio orientamento sul pacchetto legislativo dedicato all'euro digitale, un passaggio che segna una tappa fondamentale nel lungo iter di avvicinamento alla valuta virtuale della Banca centrale.

Il pacchetto, come noto, si compone di tre distinti atti normativi: il primo, identificato dal codice 2023/0212(COD), riguarda l'introduzione dell'euro digitale vero e proprio e prende le mosse dalla proposta avanzata dalla Commissione europea; il secondo, 2023/0211(COD), è incentrato sulle modalità con cui i prestatori di servizi di pagamento stabiliti in Stati membri che non hanno l'euro come valuta potranno offrire servizi in euro digitale; il terzo, 2023/0208(COD), affronta invece la questione del corso legale delle banconote e delle monete in euro, anch'esso basato su una specifica proposta della Commissione.

Il negoziato decisivo prende il via a metà luglio

La partita, però, si giocherà soprattutto nei prossimi mesi. Il 13 luglio, infatti, è la data fissata per l'avvio del trilogo, il negoziato che vedrà confrontarsi Parlamento, Consiglio e Commissione Ue con l'obiettivo di dare forma definitiva al regolamento che disciplinerà la nuova moneta elettronica. Un appuntamento cruciale, che arriva al termine di una fase di valutazione tecnica e politica piuttosto intensa, e che dovrebbe portare a un testo condiviso prima della pausa estiva delle istituzioni europee.

Nello stesso periodo, la Banca Centrale Europea è attesa all'annuncio dei nomi degli istituti di credito e degli altri «prestatori di servizi di pagamento» che saranno coinvolti nel progetto pilota, una sperimentazione sul campo che entrerà nella sua fase operativa nel corso del 2027 per poi consolidarsi ulteriormente l'anno successivo, quando è prevista una progressiva estensione del servizio.

La visione di Bankitalia: un'infrastruttura per l'innovazione locale

Tra i temi sollevati nel dibattito, emerge con forza il potenziale dell'euro digitale come volano per l'innovazione anche a livello territoriale. Chiara Scotti, Vice Direttrice Generale della Banca d'Italia, intervenuta al "6th Dolomiti Macro Meeting" di Bolzano – un convegno organizzato dalla Libera Università di Bolzano, dalla Norwegian Business School e dal Centre for Applied Macroeconomics and Commodity Prices – ha sottolineato come un'infrastruttura europea unificata per i pagamenti al dettaglio possa rappresentare un facilitatore per l'operatività transfrontaliera di iniziative locali.

Scotti ha citato l'esempio concreto degli intermediari privati, che potrebbero integrare l'euro digitale all'interno di applicazioni dedicate agli acquisti nei circuiti commerciali cittadini, superando di fatto gli attuali limiti legati alla frammentazione dei sistemi di pagamento nazionali.

Come funzionerà e cosa cambia per i cittadini

L'architettura dell'euro digitale, per chi non lo ricordasse, si presenta come la risposta pubblica – per così dire – all'universo delle criptovalute, con una differenza sostanziale: niente volatilità, niente speculazione, niente rischio di controvalore incerto. Sarà una moneta in formato esclusivamente elettronico, emessa direttamente dalla Banca Centrale Europea, che andrà ad affiancare le banconote e le monete fisiche senza però sostituirle, come più volte ribadito dai vertici dell'Eurotower.

Per comprendere il meccanismo, occorre tenere a mente che oggi circolano due forme di euro: il contante, appannaggio esclusivo della Bce, e i depositi bancari, che invece sono creati e gestiti dalle banche commerciali. L'euro digitale si configurerebbe come una terza via, un passivo diretto della banca centrale accessibile a tutti i cittadini e alle imprese, che potrebbe ridurre i costi di transazione e rendere più efficienti i pagamenti quotidiani, pur sollevando interrogativi sulla privacy e sul ruolo futuro degli intermediari finanziari tradizionali.

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