La Bce disegna l'euro digitale, tra privacy e timori delle banche

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre l'Unione Europea si appresta a definire il quadro normativo, la Banca Centrale Europea sta mettendo a punto l'architettura dell'euro digitale, il cui avvio è previsto per il 2029. Alessandro Giovannini, advisor del direttorato Euro digitale della Bce, ha illustrato un progetto che intende conciliare l'innovazione con la stabilità del sistema, proponendo una moneta che miri a replicare, nel regno virtuale, la riservatezza delle tradizionali banconote. L'obiettivo dichiarato, come si evince dalle spiegazioni tecniche, non è quello di creare una frattura con gli attori consolidati del mercato dei pagamenti, bensì di integrare la nuova offerta pubblica con i servizi privati esistenti. Alla base di questa operazione, che alcuni osservatori considerano un'ingerenza nelle scelte di spesa dei cittadini, vi è l'intenzione di contrastare il fenomeno della disintermediazione monetaria e di offrire un'àncora di fiducia in un'epoca in cui il contante fisico vede progressivamente ridotto il proprio ruolo.

Il ramoscello d'ulivo a banche e colossi dei pagamenti

Consapevole delle preoccupazioni sollevate dagli istituti di credito e dai grandi fornitori di servizi di pagamento digitale, la Bce ha voluto porgere quello che è stato definito un "ramoscello d'ulivo". La strategia non prevede, stando alle dichiarazioni ufficiali, di scacciare dall'Europa operatori affermati come Visa e Mastercard, ma anzi di coinvolgerli in un ecosistema condiviso. Alle banche europee, in particolare, viene proposta la possibilità di sviluppare soluzioni private che, tuttavia, operino in parallelo con l'euro digitale, sfruttando la medesima infrastruttura di base che sarà resa disponibile dalla Banca Centrale. Questo approccio ibrido, che qualcuno critica come un "trappolone" per un controllo più stringente, cerca di bilanciare l'innovazione pubblica con la libera iniziativa del settore finanziario.

Le richieste restrittive del sistema bancario italiano

Sul fronte nazionale, le banche italiane riunite nell'ABI hanno avanzato delle richieste che, se accolte, imprimerebbero un carattere fortemente conservativo allo strumento. La proposta più stringente riguarda l'introduzione di un tetto massimo di detenzione, fissato a mille euro, una soglia che si colloca all'estremità inferiore della forbice esplorata dagli studi della Bce, i quali ipotizzavano invece un range compreso tra i cinquecento e i tremila euro. Una limitazione di questo tipo, se applicata, renderebbe l'euro digitale inadatto per transazioni di importo consistente, relegandone l'uso a spese di piccolo conto e, di fatto, impedendo l'acquisto di beni di valore elevato come alcuni modelli di smartphone.

La stablecoin come complemento per i mercati

Parallelamente al dibattito sull'euro digitale per il retail, emerge l'idea che per competere efficacemente sui mercati globali all'Europa serva anche uno strumento diverso: una stablecoin. Il contante fisico ha storicamente svolto la funzione di garanzia ultima per i depositi presso le banche commerciali, rappresentando un credito diretto verso la banca centrale e sostenendo la fiducia nell'intero sistema. Nell'attuale scenario digitale, caratterizzato dal declino dell'uso del denaro contante anche per le piccole transazioni, la Bce spera che l'euro digitale possa ereditare questo ruolo cruciale di stabilizzatore, affiancato da strumenti complementari per le esigenze della finanza più articolata.

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