Le banche e il conto salato dell'euro digitale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il percorso che condurrà all'introduzione dell'euro digitale prosegue senza soste, dopo che i ministri delle Finanze dell'Eurogruppo hanno sbloccato il dossier, preparando il terreno per una posizione comune del Consiglio dell'Unione europea. Questo avanzamento, che segue un iter complesso e articolato, ha però acceso un campanello d'allarme tra gli istituti di credito, i quali scrutano con apprensione i potenziali costi di una simile transizione. Il cuore della questione, che genera non poche perplessità in ambito bancario, risiede nel fatto che i capitali versati dai cittadini sui wallet digitali resterebbero fuori dalla disponibilità diretta delle banche, le quali, per la gestione operativa di questo nuovo strumento, dovrebbero sostenere spese nell'ordine di miliardi di euro.

La difesa di Cipollone e i vantaggi per i consumatori

A difendere con convinzione la scelta europea è intervenuto Piero Cipollone, membro del board della Bce e responsabile dell'operazione euro digitale, il quale, in occasione di un convegno, ha dipinto lo strumento come un'occasione per dotare l'Europa di un mezzo di pagamento uniforme e sicuro. Cipollone ha sottolineato come l'euro digitale, concepito per essere complementare al contante, offrirebbe la possibilità di effettuare transazioni ovunque in un mondo sempre più digitalizzato, garantendo al tempo stesso la piena sicurezza della privacy e costi più contenuti per i consumatori se paragonati agli attuali sistemi. Una prospettiva, la sua, che mira a recuperare una forma di sovranità monetaria nell'era digitale, presentando l'iniziativa della Banca centrale come un presidio a tutela degli utenti finali.

Il limite dei tremila euro e la stabilità finanziaria

Il lavoro della Bce si è quindi concentrato su un aspetto cruciale: quantificare l'entità dei depositi che la nuova valuta potrebbe sottrarre al sistema bancario tradizionale. Ciò che emerge dalle analisi tecniche è che, in condizioni normali, il deflusso di liquidità dalle banche verso i portafogli digitali sarebbe "contenuto", stimabile in circa un centinaio di miliardi di euro a livello continentale. L'ipotesi di lavoro, basata sulle stime del Parlamento europeo, prevede infatti che a ciascun cittadino sarà consentito detenere un massimo di tremila euro nel proprio wallet, una soglia che, secondo gli esperti, non creerebbe problemi di stabilità finanziaria. Tale limite, peraltro, non è ancora definitivo e la decisione conclusiva sarà assunta poco prima del lancio ufficiale.

Il nodo della gestione operativa e dei costi

Rimane però aperto il fronte dei costi operativi, che rappresenta il vero cruccio per le banche. La gestione dell'infrastruttura necessaria a supportare l'euro digitale, che sarà utilizzabile tramite applicazioni dedicate o card, comporterebbe infatti investimenti ingenti. Gli istituti finanziari, pur riconoscendo l'inevitabilità dell'innovazione, si trovano dunque a dover fronteggiare una spesa cospicua per un servizio che, di fatto, sposterebbe una fetta di liquidità fuori dai loro bilanci, seppur in misura limitata dalla soglia massima di giacenza. Un conto, quello presentato dall'avvento della moneta digitale, che le banche sembrano disposte a pagare solo a patto di comprenderne appieno le conseguenze di lungo periodo sulla loro stabilità e sui loro modelli di business.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.