Il “mistero” della scia luminosa: il Falcon 9 di SpaceX illumina il cielo del Nord Italia
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Tra le 22.00 e le 23.00 di venerdì 1 maggio, mentre molti italiani erano ancora all’aperto complice il ponte lungo, il firmamento del Nord Italia ha offerto uno spettacolo che pochi, forse, si aspettavano. Una lunga scia luminosa – bianca, brillante, quasi eterea – ha solcato l’orizzonte dalla Liguria al Piemonte, passando per la Toscana e raggiungendo persino aree del lecchese, seminando un fugace ma comprensibile panico digitale tra i residenti. In molti, armati di smartphone e riversatisi sui social network, si sono interrogati sulla natura di quella visione, sospesa tra l’astronomia e la fantascienza; qualcuno ha evocato oggetti volanti non identificati, altri hanno pensato a rari fenomeni atmosferici.
Il fenomeno ottico e la spiegazione tecnica
A fugare i dubbi, però, ci hanno pensato gli esperti astronomi e gli addetti ai lavori consultati da diverse testate, i quali hanno rapidamente inquadrato l’evento in un contesto ben preciso, e cioè quello della tecnologia spaziale contemporanea. L’effetto, sebbene spettacolare, non è affatto soprannaturale: si tratterebbe del secondo passaggio – o del rilascio di detriti – di un razzo Falcon 9 di SpaceX, la società aerospaziale fondata da Elon Musk. Questi vettori, che solitamente trasportano in orbita i satelliti della costellazione Starlink, hanno mostrato in quella fascia oraria una visibilità eccezionale grazie a una congiunzione di fattori tecnici e ambientali difficilmente ripetibile. Da un lato, il rilascio o la dispersione dei gas del propellente in alta quota; dall’altro, l’illuminazione residua fornita dal sole – ancora presente in quegli strati atmosferici – e amplificata dalla luce della Luna piena, che ha reso il razzo e la sua scia visibili a occhio nudo come una nube fosforescente in movimento.
La percezione variabile tra testimoni e social
Non tutti, però, hanno descritto l’evento allo stesso modo, e questa differenza di percezione dipendeva essenzialmente dal luogo di osservazione e dal momento esatto in cui si alzava lo sguardo. Nel savonese e in gran parte della Liguria, gli avvistamenti si sono concentrati su una scia lineare e allungata, tipica della fase di rilascio dei gas. Le cronache raccontano, invece, che in Piemonte molti testimoni hanno giurato di aver visto una forma a spirale, che si allargava nel cielo notturno della prima serata. Ancora più evidente la differenza nelle segnalazioni provenienti dalla Toscana, dove i cittadini – specialmente sul litorale tra Livorno e Massa – hanno parlato di una “grossa sfera luminosa”; questa si muoveva lentamente, resistendo nel firmamento più a lungo di un normale meteorite, prima di frammentarsi e disintegrarsi lasciando dietro di sé una suggestiva scia rossastra.
I satelliti Starlink e la normalizzazione del fenomeno
In fondo, quello che è accaduto venerdì sera altro non è che l’ennesimo segnale di come l’attività umana fuori dall’atmosfera stia diventando sempre più invasiva, e se vogliamo visibile, per chi sta a terra. Non si trattava certo di un oggetto che si vede tutti i giorni, ma gli astronomi hanno catalogato l’accaduto come un evento consecutivo al lancio della costellazione Starlink, il cui scopo – sebbene in questo caso specifico il singolo lancio non venga citato come notizia principale – è quello di portare internet satellitare in ogni angolo del pianeta. I 29 satelliti rilasciati in quella serata, probabilmente da una base in Francia, hanno viaggiato in formazione, dando vita a quel celebre effetto a “trenino” che, in condizioni ordinarie, si vede nei cieli più bui; stavolta, però, a catalizzare l’attenzione è stato lo stadio del razzo che li trasportava, il quale ha offerto uno show di luce molto più intenso rispetto ai sottili puntini luminosi a cui siamo abituati.
Il "giallo" della sfera luminosa in Toscana
Particolarmente calibrato è stato il racconto degli eventi in Toscana, dove la cronaca ha registrato una sorta di “giallo” risoltosi in poche ore. Una grossa sfera, vista da decine di automobilisti e villeggianti, solcava il cielo in modo quasi languido, una lentezza che già contraddistingue un vettore artificiale da un celeste in caduta libera. Nel percorrere la sua traiettoria verso sud, questa formazione luminosa ha subito una frammentazione violenta ma silenziosa – data l’enorme distanza – che ha dipinto il buio di rosso, alimentando per qualche minuto il tam-tam mediatico. Tuttavia, come avvenuto nel resto del Nord Italia, anche in questo caso l’ipotesi ufologica è stata scartata a favore del rientro di detriti o dell’accensione dei motori del Falcon 9, dimostrando come, in un’epoca di sovraffollamento orbitale, anche il cielo notturno stia perdendo il suo alone di mistero per trasformarsi in un teatro di operazioni ingegneristiche.




