Il «giallo» del 1° maggio: il Falcon 9 di SpaceX illumina il Nord Italia (e non era un Ufo)

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La serata di venerdì 1° maggio, complice forse il ponte lungo che aveva spinto molti a trascorrere la serata all’aria aperta, ha regalato ai presenti (e ai loro smartphone) uno spettacolo inconsueto. Tra le 22.00 e le 23.00, una scia luminosa – descritta da chi l’ha vista come una spirale, una sorta di sfera in movimento o un lungo "trenino" di punti luce – ha attraversato i cieli di mezza Italia, dal savonese alla Toscana, passando per Piemonte e Lombardia. Se i social si sono immediatamente infiammati con le ipotesi più rocambolesche, a partire dagli immancabili oggetti volanti non identificati, la spiegazione degli addetti ai lavori è stata invece decisamente più concreta, seppur altrettanto affascinante.

Quando il degassaggio diventa spettacolo: la fisica dietro la scia

A rendere visibile il passaggio del vettore, lanciato dal Kennedy Space Center in Florida, non è stata una semplice traiettoria orbitale, ma una precisa combinazione di fattori tecnici e atmosferici. In particolare, gli esperti hanno puntato il dito sul fenomeno del degassaggio: il secondo stadio del Falcon 9, dopo aver rilasciato in orbita bassa i 29 satelliti Starlink che costituivano il carico della missione, ha effettuato una manovra di rientro. È stato proprio in quella fase che i gas del propellente residuo, dispersi in alta quota, hanno incontrato le condizioni ideali per essere illuminati.

Sebbene a terra fosse ormai notte fonda, l’altitudine elevata del razzo ha permesso alla luce solare – ancora presente negli strati più alti dell’atmosfera – di colpire la scia di scarico, creando quella nuvola brillante osservata da migliaia di persone. A impreziosire l’effetto ottico, ha contribuito anche la Luna piena, la cui luce ha accentuato il contrasto cromatico della scia, rendendola visibile a occhio nudo anche dai centri urbani più illuminati come Torino o Genova, dove di solito l’inquinamento luminoso offusca questi eventi.

Dal panico alla meraviglia: il «trenino» dei satelliti in orbita

Subito dopo il rilascio, i 29 nuovi satelliti viaggiano ancora molto vicini tra loro, formando quella che viene comunemente definita una «stringa di perle» o un trenino luminoso. Questo aspetto, se da un lato ha alimentato inizialmente la confusione (perché oggetti così vicini non sembravano corrispondere all’idea classica di un meteorite solitario), dall’altro ha permesso agli astrofili di distinguere immediatamente la natura artificiale del fenomeno. Non si trattava di detriti spaziali fuori controllo o di un evento atmosferico raro, bensì di una delle 5mila unità che compongono ormai la costellazione Starlink, il progetto di Elon Musk studiato per portare la connettività Internet anche nelle regioni più remote del pianeta.

In Toscana, nello specifico, diversi testimoni hanno raccontato di aver visto una grossa sfera disintegrarsi lasciando dietro di sé una scia rossastra. Anche in quel caso, gli astronomi interpellati hanno escluso la caduta di un asteroide, riconducendo l’evento al contatto dei materiali del vettore con l’alta atmosfera, un processo durante il quale alcuni componenti metallici o i gas residui possono assumere tonalità rossastre per effetto della combustione o della rifrazione solare.

Geografia degli avvistamenti: dal savonese alla costa toscana

Le segnalazioni sono arrivate in massa da tutto l’arco settentrionale. In Liguria, nel savonese, molti hanno inizialmente temuto si trattasse di un incidente aereo, vista la traiettoria lenta rispetto a quella fulminea di una stella cadente. In Piemonte, le colline intorno a Torino si sono trasformate in un palcoscenico naturale per l’evento, con centinaia di persone che hanno immortalato il passaggio. Sulla costa toscana, da Livorno a Massa, il fenomeno ha avuto una risonanza particolare proprio perché la sfera, prima di sparire all’orizzonte, ha lasciato quella famosa scia rossa che ha fatto pensare a un’esplosione.

Per qualche ora, sui gruppi locali e sui forum di astrofili, si è giocato a indovinare: oggetto non identificato? Fenomeno atmosferico raro? La realtà, seppur più tecnica, si è rivelata altrettanto spettacolare. L’assenza di detriti al suolo – a differenza di quanto accade quando un meteorite supera l’atmosfera – ha confermato l’ipotesi del degassaggio in quota: il Falcon 9 ha semplicemente «acceso i motori» per riposizionarsi o si è liberato del peso superfluo, regalando ai presenti un suggestivo effetto alone.

Il contesto spaziale: quando la tecnologia diventa spettacolo notturno

Questo episodio sottolinea una trasformazione silenziosa del nostro cielo notturno. Quello che una volta era un evento eccezionale, legato al passaggio di comete o al rientro incontrollato di vecchi satelliti, sta diventando una routine nelle orbite basse. I lanci di SpaceX, ormai frequenti, offrono spesso questi «effetti speciali» naturali; il fattore decisivo, ieri sera, è stato il tempismo perfetto tra il lancio e l’oscurità terrestre. Se il rilascio fosse avvenuto un’ora prima o un’ora dopo, con il Sole ancora troppo alto o già scomparso del tutto anche in quota, probabilmente la scia non sarebbe stata così drammaticamente visibile.

Per chi invece dovesse aver perso lo spettacolo, c’è una notizia a margine: nei prossimi giorni, se le condizioni meteo lo permetteranno, i nuovi satelliti continueranno a orbitare visibili ancora per qualche notte, sebbene con una luminosità progressivamente decrescente, man mano che si distanzieranno per raggiungere la loro posizione operativa definitiva.

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