Petrolio, Goldman Sachs: superata la fase più acuta della crisi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il petrolio potrebbe aver superato la fase più acuta della crisi mediorientale. Dopo l'accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran che ha esteso il cessate il fuoco e avviato una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz, Goldman Sachs ritiene che il mercato stia entrando in una fase di progressiva normalizzazione. Secondo Jerome Dortmans, co-responsabile del Global Oil and Products Trading della banca americana, gran parte dell'impatto geopolitico è già stato incorporato nelle quotazioni.

Borsa: Milano positiva e lo sprint di Saipen

Piazza Affari si conferma positiva nell'ultima mezz'ora di scambi, con l'indice Ftse Mib che guadagna lo 0,55% a 52.980 punti. Lo spread tra Btp e Bund decennali tedeschi è in rialzo a 71,1 punti, mentre il rendimento annuo italiano cresce di 6,5 punti attestandosi al 3,69% e quello tedesco sale di 5,8 punti al 2,98%. Sugli scudi Saipem, che segna un +3,1% e viene favorita insieme a Eni dal rimbalzo del greggio: il Wti avanza dello 0,22% a 76,77 dollari al barile, spinto dalle condizioni poste dall'Iran per l'attraversamento dello stretto di Hormuz.

Con queste premesse, il comparto energetico tira la volata a una piazza milanese che, pur mostrando segnali di vitalità, resta in attesa degli sviluppi diplomatici legati alle trattative in corso.

Petrolio in altalena tra colloqui saltati e tregua

Chiusura di settimana altalenante per i prezzi del petrolio, che si avviano comunque ad archiviare l'ottava con una perdita settimanale dell'8-9%, sui minimi da inizio marzo. L'annullamento improvviso dei colloqui di follow-up previsti a Bürgenstock, in Svizzera, aveva spinto il Brent in rialzo dello 0,8% fino a 80,48 dollari al barile e il WTI vicino al +1% a 77,35 dollari, alimentando l'incertezza circa la possibilità di trasformare l'accordo provvisorio in una pace duratura.

Una tregua fragile, quella tra Israele e Hezbollah, che continua a tenere i trader con il fiato sospeso e che rende ogni nuovo sviluppo diplomatico un potenziale detonatore per le oscillazioni del greggio.

Futures e scorte ridotte mettono alla prova i ribassisti

Il mercato del petrolio greggio ha appena registrato la sua peggiore settimana da mesi, ma la ragione di questo tracollo non ha nulla a che fare con la domanda, i giri degli impianti di raffinazione o i dati di produzione. L'intera ondata di vendite è nata da una sola notizia: Stati Uniti e Iran hanno raggiunto un accordo, e i trader hanno deciso in poche ore che mesi di premio di guerra non avevano più posto nel prezzo.

Ora, però, i futures sul greggio puntano a un rimbalzo dalla zona di valore chiave, mentre le scorte ridotte mettono alla prova i ribassisti e lasciano intendere che il percorso verso una piena stabilizzazione potrebbe essere meno lineare di quanto ipotizzato nei giorni immediatamente successivi all'intesa.

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