La superluna del Castoro illumina la notte di novembre
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Centinaia di persone, nella serata di mercoledì 5 novembre, hanno rivolto lo sguardo al cielo per ammirare uno spettacolo celeste che, con la sua luce insolitamente intensa, ha catturato l’attenzione di osservatori e appassionati. La Luna, apparendo più grande e brillante del consueto, ha infatti regalato immagini di notevole suggestione, circolate poi ampiamente, che ritraevano il satellite terrestre sullo sfondo dei cieli urbani di metropoli come Città del Messico e Bogotà. Uno scenario, il suo, che ha unito diverse latitudini sotto un’unica, eccezionale, luminosità.
Il picco di avvicinamento alla Terra
Quella che è stata definita la "Luna del Castoro" ha rappresentato, in effetti, la superluna più vicina dell’intero 2025, un primato che ne ha esaltato la visibilità. Il fenomeno, che si verifica quando il plenilunio coincide con il perigeo – il punto orbitale più prossimo al nostro pianeta – ha toccato il suo momento culminante alle 23:27, con la Luna che si è trovata a una distanza di appena 356.833 chilometri. Una prossimità che, se paragonata a una luna piena ordinaria, l’ha resa fino al dieci percento più grande e fino a un quarto più luminosa, cifre che spiegano l’eccezionale magnitudine dello spettacolo offerto.
Uno sguardo globale allo spettacolo celeste
Da Dubai a Sarajevo, fino a Dakar, l’evento astronomico è stato seguito con interesse, sebbene non ovunque le condizioni meteorologiche siano state clementi. Negli Emirati Arabi Uniti, ad esempio, una tempesta di sabbia in atto ha parzialmente limitato la visibilità, un intoppo che non ha però precluso la visione in molte altre regioni, dove il cielo sereno ha permesso di godere appieno del fenomeno. La cosiddetta "Beaver Moon", che costituisce la seconda superluna dell’anno, ha dunque valicato confini e oceani, proponendosi come un raro momento di condivisione universale dettato dalla meccanica celeste.
La fusione tra scienza e poesia
La superluna, con il suo disco particolarmente esteso e la sua luminosità accentuata – stimata fino al trenta percento in più del normale – ha temporaneamente trasformato la volta celeste in una scenografia di rara potenza. Quel che si è osservato, al di là del fascino puramente estetico, è il risultato preciso di calcoli astronomici, un incontro tra l’orbita ellittica della Luna e la sua fase di pienezza. Una combinazione, questa, che sospende per qualche ora la distinzione tra dato scientifico e percezione poetica, consegnando a chiunque alzi gli occhi un’immagine di rara intensità.




