Omicidio allo Zen di Palermo, ucciso Vito Genovese mentre cercava di sventare un furto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una colluttazione scoppiata forse per un furto, poi l'omicidio. La notte di Ferragosto si macchia di sangue allo Zen di Palermo, il quartiere popolare della città siciliana che già in passato è stato teatro di episodi di violenza legati alla microcriminalità. A perdere la vita è stato Vito Genovese, un uomo di 45 anni incensurato, il cui corpo senza vita è stato ritrovato in strada davanti al suo box, con una profonda ferita alla testa che gli è risultata fatale.

La scoperta, avvenuta intorno alle tre del mattino, si deve alla moglie, la quale ha allertato i soccorsi dopo non aver avuto più notizie del marito. Sul luogo del delitto sono immediatamente intervenuti i carabinieri, che ora stanno conducendo le indagini per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti e risalire ai responsabili.

La dinamica dell'aggressione e le prime ricostruzioni

Secondo una prima e ancora parziale ricostruzione, Vito Genovese avrebbe sorpreso alcuni malviventi intenti a scassinare il suo garage, un box situato nelle vicinanze della sua abitazione, e avrebbe tentato di opporsi al furto. L'uomo, forse sentendosi in pericolo o con l'intento di organizzare una reazione, avrebbe quindi chiamato un gruppo di amici per affrontare la banda.

È in questo contesto, nel corso di una colluttazione degenerata in rissa, che il 45enne sarebbe stato raggiunto da diversi colpi inferti con un corpo contundente, probabilmente un cacciavite, e uno di questi fendenti, in particolare, lo ha colpito al volto, causandogli una ferita mortale. Gli investigatori stanno vagliando con attenzione ogni elemento emerso sul posto, ma al momento non sono state fornite informazioni ufficiali riguardo al numero esatto degli aggressori o alle loro generalità.

Il secondo ferito e il presunto soccorso

La vicenda si complica ulteriormente per la presenza di un secondo ferito, un uomo di 47 anni residente proprio allo Zen di Palermo, che si è presentato autonomamente al pronto soccorso dell'ospedale Cervello. Domenico D'Anna, questo il suo nome, ha riferito di essere stato aggredito nel corso di quella stessa rissa, riportando una ferita alla spalla e una costola rotta. Al momento gli inquirenti non escludono che l'uomo possa essere una delle persone accorse in aiuto di Vito Genovese dopo la sua chiamata d'allarme, rimanendo a sua volta vittima della violenza scatenatasi in quel contesto.

Le sue condizioni, per quanto serie, non sono giudicate pericolose, ma la sua testimonianza si rivelerà cruciale per chiarire i contorni di una vicenda che, per molti aspetti, resta ancora avvolta nel mistero.

Le indagini dei carabinieri tra piste e verifiche

I carabinieri, che hanno condotto i rilievi tecnici sulla scena del crimine, stanno ora ascoltando i familiari della vittima e le persone che potrebbero aver assistito alla rissa o che erano presenti nella zona nelle ore immediatamente precedenti l'omicidio. L'ipotesi principale, al vaglio degli investigatori, rimane quella dell'aggressione al culmine di un tentativo di furto andato storto, ma nessuna pista viene esclusa a priori, nemmeno quella di un regolamento di conti, sebbene la vittima risultasse incensurata e non avesse precedenti penali.

I militari dell'Arma stanno anche verificando le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati presenti nel quartiere, nella speranza di individuare i movimenti degli aggressori, che al momento sono riusciti a far perdere le loro tracce. La comunità locale attende con ansia ulteriori sviluppi, mentre gli inquirenti lavorano senza sosta per dare un volto e un nome a chi ha compiuto questo gesto.

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