Michele Riondino: «Zuncheddu va risarcito, è un dovere dello Stato. Sono pronto a interpretare il nuovo Montalbano»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Michele Riondino non usa mezzi termini quando parla della vicenda di Beniamino Zuncheddu. L'attore, che nel film "Zustìssia" interpreta l'avvocato Mauro Trogu, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui ha affrontato il tema del risarcimento negato all'uomo che ha trascorso 33 anni in carcere da innocente. «Sì, inaccettabile. Come se la magistratura volesse negare il suo errore. Ma per Beniamino il tempo passa, ora lui ha più di sessant'anni, e meriterebbe che lo Stato facesse il suo dovere», ha dichiarato Riondino, sottolineando come dietro un errore di tali dimensioni ci sia «un percorso di negligenze, o peggio».

Un errore giudiziario senza precedenti

La storia di Zuncheddu comincia nel 1991, sui monti della Sardegna, quando un triplice omicidio porta gli investigatori sulle tracce dell'allora giovane servo pastore di Burcei. A indicarlo come responsabile è Luigi Pinna, unico sopravvissuto alla strage. Quel riconoscimento si rivelerà decisivo, ma anche viziato: prima dell'identificazione a Pinna era stata mostrata una fotografia di Zuncheddu, circostanza che diventerà uno dei punti centrali nella successiva revisione del processo.

Tre gradi di giudizio in tempi rapidissimi portarono a una condanna all'ergastolo, nonostante le lacune evidenti del caso.

Il ruolo dell'avvocato e il film

A distanza di venticinque anni, un giovane avvocato, Mauro Trogu, decide di assumere il caso pro bono, spinto dalla convinzione che Zuncheddu fosse innocente. La sua battaglia legale, durata sette anni, ha portato alla revisione del processo e all'assoluzione nel gennaio 2024. Proprio questa vicenda è al centro di "Zustìssia", opera prima di Francesco Piras, tratta dal libro "Io sono innocente" scritto da Trogu e Zuncheddu. Nel cast, accanto a Riondino, figurano Fabrizio Ferracane nei panni del pastore sardo, Geppi Cucciari, Paola Giannini e Philippine Leroy-Beaulieu.

Il film arriva nelle sale italiane dal 15 ottobre, dopo l'anteprima in Sardegna.

Le parole di Zuncheddu e la richiesta di risarcimento

Lo stesso Zuncheddu, oggi 62enne, ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione del film a Roma, dove ha raccontato il suo stato d'animo dopo la scarcerazione. «Mi sto riprendendo bene, non è più come agli inizi, che sembravo un cadavere ambulante», ha detto, aggiungendo che durante la detenzione si è aggrappato «un po' alla fede, un po' alla speranza». Poi la stoccata amara: «Dopo 33 anni di carcere, nessuno mi ha mai chiesto scusa».

Al momento Zuncheddu ha ricevuto solo un indennizzo di circa 30mila euro per le condizioni di detenzione in celle sovraffollate, ma non ancora il risarcimento principale per l'ingiusta detenzione, per il quale esiste un termine di due anni dal passaggio in giudicato della sentenza di revisione.

Il futuro di Riondino tra giustizia e Montalbano

Nell'intervista, Riondino ha anche affrontato il tema del suo futuro professionale, aprendo alla possibilità di interpretare il commissario Montalbano adulto, succedendo a Luca Zingaretti. «Possiamo dire che, per ragioni d'età, non sarò più il giovane Montalbano. Ovviamente sarei onorato, anche per la stima e l'affetto che ho per Luca. Avverrebbe in totale continuità. Io ho avuto poi la fortuna di discutere del personaggio con chi lo aveva creato, il magnifico Andrea Camilleri. Insomma, se me lo proponessero, non rifiuterei di certo».

L'attore ha poi rivendicato il diritto degli artisti a prendere posizione sulle questioni civili: «Prima di essere attori siamo cittadini, ce lo ha insegnato Gian Maria Volontè. Ma nessuno venga a dirci di fare gli attori e stare zitti. Io zitto non ci sto».

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