Santanchè, chiuse le indagini su Ki Group: «Estranea alle accuse»
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Redazione Interno
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Un nuovo, corposo capitolo giudiziario si apre per la senatrice di Fratelli d'Italia e già ministra del Turismo, Daniela Santanchè, dopo la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini da parte della Procura di Milano, atto che di norma prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Il provvedimento, che consta di 23 pagine e che è stato firmato dai pubblici ministeri Luigi Luzi e Guido Schininà, è stato notificato non solo alla parlamentare ma anche ad altre quindici persone fisiche e a una società, nell'ambito di un'inchiesta che ruota attorno ai dissesti finanziari di diverse società del gruppo Ki Group, ovvero Ki Group Holding spa, Ki Group srl, Bioera spa e Umbria srl.
La senatrice, tramite i propri legali, gli avvocati Nicolò Pelanda, Salvatore Sanzo e Salvatore Pino, ha ribadito la propria estraneità alle contestazioni, esprimendo al contempo fiducia nell'operato della magistratura e nella correttezza del procedimento.
Le contestazioni della Procura: bancarotta, falso e truffa allo Stato
Il lungo elenco di accuse, che si snoda attraverso una ventina di pagine, ipotizza una pluralità di reati gravi, tra cui la bancarotta fraudolenta, il falso in bilancio e la truffa aggravata ai danni dello Stato. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, alla base dei fallimenti delle società del gruppo del bio-food vi sarebbero condotte dissipatrici e distrattive, aumenti di capitale ritenuti fittizi e una sistematica omissione di obblighi fiscali e previdenziali.
Per quanto concerne Ki Group Holding, che era quotata su Euronext Growth Milan e che è fallita nel giugno del 2025, i pm contestano a Santanchè, che ne è stata presidente del consiglio di amministrazione dal 2015 al 2019, e agli altri amministratori dell'epoca, di aver causato il dissesto della società attraverso operazioni dolose e il mancato pagamento di debiti erariali per oltre 3,3 milioni di euro.
Le accuse si concentrano in particolare sulla presunta distribuzione di dividendi per oltre 4 milioni di euro nel 2015, nonostante un risultato netto consolidato negativo, e su false plusvalenze per quasi 12 milioni di euro iscritte a bilancio.
La gestione di Bioera e l'ipotesi di truffa a Invitalia
Il capitolo relativo al fallimento di Bioera, dichiarato nel dicembre 2024, vede un'altra serie di contestazioni: la Procura sostiene che, nonostante la perdita del capitale sociale già a partire dal 2019 e un patrimonio netto negativo di oltre 2 milioni di euro, siano stati corrisposti compensi sproporzionati agli amministratori per un totale superiore ai 2,1 milioni di euro tra il 2018 e il 2023. A ciò si aggiungerebbe l'occultamento di queste perdite nei bilanci, redatti fino al 2021 in modo non conforme alle norme.
Tra i reati contestati figura inoltre una presunta truffa aggravata ai danni di Invitalia, l'agenzia nazionale per lo sviluppo delle imprese, che è stata formalmente costituita parte offesa nel procedimento.
Secondo l'ipotesi accusatoria, le misure di sostegno alle imprese durante il periodo della pandemia sarebbero state sfruttate indebitamente per ottenere un prestito di 2,7 milioni di euro e un credito d'imposta di 600 mila euro, per un totale di 3,3 milioni di euro, nonostante la mancanza dei presupposti normativi richiesti e mediante comunicazioni ritenute non veritiere sulla situazione debitoria e sui bilanci della società.
Il quadro giudiziario e le parole della difesa
L'avviso di conclusione delle indagini rappresenta l'ultimo atto prima che il pubblico ministero formuli la richiesta di rinvio a giudizio, andando così ad aggiungersi ad altri due procedimenti già pendenti a carico della senatrice di Fratelli d'Italia: il processo per falso in bilancio relativo alla vicenda Visibilia e l'udienza preliminare sulla presunta truffa ai danni dell'Inps per la gestione della cassa integrazione durante il Covid. Tra le persone coinvolte in questa nuova inchiesta figurano anche la sorella della parlamentare, Fiorella Garnero, e l'ex compagno Giovanni Canio Mazzaro.
Di fronte a queste imputazioni, la difesa di Santanchè ha fatto sapere che la senatrice guarda con serenità all'evoluzione del procedimento, ribadendo con fermezza la propria assoluta estraneità ai fatti contestati e la convinzione di aver sempre agito con correttezza nell'esercizio delle proprie funzioni, confidando nel contraddittorio e nella piena verifica dei fatti che avverrà nelle sedi giudiziarie deputate.




