Valanga sul Gran Sasso, scattano le ricerche con droni e unità cinofile
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Redazione Interno
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La neve, quel mattino, ha ceduto senza preavviso. Una slavina si è staccata dal versante aquilano del Gran Sasso, precisamente in località i Valloni – quel tratto di alta montagna compreso tra Campo Imperatore e Fonte Cerreto, dove insiste la base della funivia – e ha travolto un’area solitamente frequentata da escursionisti. Il distacco, avvenuto dalla zona sovrastante la grotta della Pala, ha scaricato la sua massa gelata fin giù nei canaloni sottostanti, innescando immediatamente la macchina dei soccorsi.
Sul posto, già da qualche ora, operano squadre specializzate del Soccorso alpino e speleologico abruzzese, affiancate da pattuglie della Guardia di Finanza e da una unità cinofila antivalanghe, elemento quest’ultimo cruciale per scandagliare il fronte valanghivo alla ricerca di eventuali tracce umane. Un drone dei vigili del fuoco sorvola intanto l’area di accumulo, mentre un elicottero – le cui rotazioni echeggiano tra i crinali – garantisce la ricognizione aerea. Non risultano, al momento, segnalazioni di sciatori o escursionisti impegnati in fuoripista, e neppure ci sono notizie certe che qualcuno si trovasse nella zona colpita. Tuttavia, i protocolli di sicurezza impongono di non lasciare nulla al caso.
Verifiche a tappeto, nessuna segnalazione di dispersi
Il punto di raccolta delle operazioni è stato allestito a Fonte Cerreto, dove convergono i mezzi del 118, le forze di polizia e i tecnici del Cnsas. La loro attività, per ora, è essenzialmente preventiva: una squadra di terra sta perlustrando palmo a palmo il fronte della valanga, coadiuvata dall’unità cinofila da valanga (Ucv), specializzata nell’individuazione di corpi sepolti. Nessun allarme è stato lanciato da parenti o compagni di cordata, e nessuna auto parcheggiata nei pressi dei sentieri d’accesso sembra segnalare la presenza di escursionisti isolati. Ciononostante, i soccorritori procedono con lentezza metodica, consapevoli che il silenzio della montagna, a volte, inganna.
La geografia del distacco: tra Campo Imperatore e la grotta della Pala
La slavina si è staccata in un’area ben nota agli appassionati dello sci alpinismo, quella dei Valloni, che si sviluppa alle pendici del Gran Sasso d’Italia. Il distacco è avvenuto dalla parete sovrastante la grotta della Pala, un punto caratteristico del massiccio, e la colata ha percorso un tratto considerevole fino a riversarsi nei valloni sottostanti. Le condizioni meteo delle ultime ore – con accumuli di neve fresca e probabili variazioni termiche – potrebbero aver favorito l’instabilità del manto, ma al momento nessuna relazione tecnica ha confermato la causa precisa. Quel che è certo è la rapidità dell’intervento: i primi elicotteri erano già in volo entro un’ora dalla segnalazione.
Droni e cinofili: la tecnologia al servizio della prudenza
La strategia adottata dai soccorritori combina mezzi tradizionali e innovativi. Da un lato, le squadre a piedi scandagliano la neve dura con sonde e pale, mentre i cani da valanga – addestrati a fiutare l’anidride carbonica espirata da un eventuale sepolto – percorrono a zigzag il fronte valanghivo. Dall’altro, un drone dei vigili del fuoco fornisce immagini termiche e ad alta definizione, consentendo di coprire in pochi minuti aree che a terra richiederebbero ore. Sebbene non vi siano prove di persone coinvolte, le operazioni proseguiranno almeno fino al tramonto, o finché ogni metro quadrato dell’area non sarà stato ispezionato. La prudenza, in questi casi, non è mai troppa.




