L'urlo di Quadarella a Parigi, l'Italia chiude con un oro e quattro argenti
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Redazione Interno
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L'ultima notte parigina, quella che cala il sipario sugli Europei di nuoto in vasca lunga del 2026, restituisce il ritratto di un'Italia a due facce: esaltata dal trionfo di una regina assoluta e amareggiata per una serie di piazzamenti che profumano d'oro ma che si fermano al gradino più basso del podio.
L'azzurra Simona Quadarella, che ormai non ha più bisogno di presentazioni nel panorama del mezzofondo internazionale, ha completato la sua personale collezione parigina con un terzo sigillo individuale nei 400 stile libero, impreziosito dal record dei campionati e da una rimonta da antologia nelle vasche finali. Intorno alla sua prestazione da manuale, tuttavia, si è consumato il copione di una serata che avrebbe potuto regalare ben più di un oro, consegnando invece agli azzurri quattro medaglie d'argento che lasciano in bocca un sapore agrodolce.
La rimonta della regina del mezzofondo
La serata parigina, dopo i trionfi già messi in cassaforte negli 800 e nei 1500 metri, si apre con la sfida più attesa per la trentunenne romana, quella dei 400 stile libero. Una distanza che, per caratteristiche tecniche e ritmo di gara, rappresenta forse la prova più complessa del suo repertorio. Eppure, Simona Quadarella ha saputo trasformare la difficoltà in spettacolo, andando a scardinare le certezze delle avversarie tedesche, Isabel Gose e Maya Werner, che per buona parte della gara sembravano poter controllare le operazioni.
La statunitense d'adozione tedesca Gose ha condotto per oltre trecento metri, ma negli ultimi cinquanta la progressione dell'azzurra è stata inarrestabile: il cronometro si è fermato a 4'01"34, un tempo che le ha permesso di precedere la stessa Gose, ferma a 4'02"41, e la connazionale Werner, terza in 4'03"73.
Questo undicesimo titolo continentale individuale non è solo una cifra tonda, ma rappresenta la terza volta in carriera in cui Quadarella riesce a centrare la tripletta europea sulle distanze del fondo, un'impresa che la proietta ancor più in alto nell'Olimpo del nuoto del Vecchio Continente. Al termine della gara, nel consueto sfogo a bordo vasca, la nuotatrice ha definito questo oro come uno dei più speciali della sua lunga carriera, sebbene le parole siano state pronunciate a caldo mentre ancora si asciugava le gocce dal volto.
Una pioggia di argenti nell’ultimo giorno di gare
Mentre la piscina della Défense Arena tributava l'ennesimo omaggio alla regina Quadarella, il resto della squadra azzurra si è dovuto confrontare con una serie di finali che hanno regalato emozioni e, allo stesso tempo, una certa dose di rimpianto. Il programma del pomeriggio e della serata aveva infatti messo in palio altre medaglie per l'Italia, a partire dalle staffette che chiudono tradizionalmente le rassegne continentali. La staffetta 4x100 mista maschile, composta dal quartetto Thomas Ceccon, Nicolò Martinenghi, Alberto Razzetti e Carlos D'Ambrosio, ha stampato un crono di 3'28"86.
Una prestazione di altissimo livello che è valsa l'argento, ma che ha dovuto inchinarsi alla Russia, la quale ha condotto la gara con una superiorità che non ha lasciato scampo ai diretti inseguitori, relegando la Francia al gradino più basso del podio. Dall'altra parte della vasca, la staffetta 4x100 mista femminile ha vissuto un copione quasi identico ma con un finale dai contorni ancora più beffardi.
Sara Curtis, Benedetta Pilato, Anita Gastaldi ed Emma Virginia Menicucci hanno infatti chiuso in 3'53"60, ma il secondo posto è stato deciso solo negli ultimi metri, quando la staffetta della Gran Bretagna ha trovato la spinta decisiva per strappare l'oro alle azzurre, costrette a consolarsi con un argento che brucia per l'esiguità del distacco.
Il bilancio del medagliere e le gare individuali
Oltre alle soddisfazioni delle staffette, la serata di chiusura ha visto scendere in vasca anche gli atleti italiani impegnati nelle finali individuali, ma per loro il bottino si è fermato a un piazzamento che non è bastato per salire sul podio. Nel complesso, il bilancio della spedizione azzurra a Parigi è comunque più che positivo: l'Italia ha chiuso al secondo posto nel medagliere, un risultato che certifica la continuità di un movimento che negli ultimi anni ha saputo esprimere talenti di primissimo piano.
L'amarezza, semmai, è legata a quelle frazioni di secondo che hanno impedito a Ceccon e Pilato di trasformare il metallo bianco in oro, ma il valore delle prestazioni rimane indiscutibile. Benedetta Pilato, in particolare, è stata protagonista di una rassegna nella quale ha confermato le sue qualità nei 100 rana, mentre Ceccon ha cercato di ripetere le imprese che lo hanno reso celebre, sfiorando in più occasioni il bersaglio grosso.
Quello che resta, al netto delle classifiche, è la sensazione di una squadra che ha saputo competere alla pari con le potenze storiche del nuoto mondiale, come la Gran Bretagna e la Russia, e che ha trovato in Simona Quadarella un punto di riferimento inamovibile.
Un’edizione da ricordare per l’Italia
Gli Europei di Parigi 2026 si chiudono quindi con un saldo di tre ori individuali per la sola Quadarella, che vanno ad aggiungersi a un corredo di argenti e bronzi che hanno garantito all'Italia una presenza costante sul podio. La prestazione nei 400 stile libero, in particolare, resterà impressa nella memoria per la capacità della nuotatrice romana di ribaltare un pronostico che sembrava segnato a favore delle tedesche, dimostrando che l'esperienza e la gestione della gara sono armi che pesano quanto la forza fisica.
La quarta piazza, invece, resta il rammarico per quelle staffette che, pur nuotando vicinissime al record, non sono riuscite a scavalcare le avversarie nel momento decisivo. Il pubblico francese ha riempito la Défense Arena per tutta la durata della manifestazione, ma la colonna sonora di questa edizione è stata spesso l'inno italiano, a testimonianza di un predominio nel mezzofondo che ormai sembra non avere eguali.
Ora per gli azzurri si apre una nuova fase di lavoro in vista dei prossimi impegni internazionali, con la consapevolezza che il livello di competitività è elevato ma che le basi per continuare a raccogliere soddisfazioni sono state gettate.
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