L'infinito di Quadarella, quattro argenti e i rimpianti delle staffette: l'Italia chiude con un sorriso amaro a Parigi 2026

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È stato un finale da brividi, l'ultima serata degli Europei di nuoto di Parigi 2026, un concentrato di emozioni che ha regalato all'Italia un oro e quattro argenti, dipingendo un quadro decisamente positivo ma non privo di qualche rammarico. A farla da padrone, nella vasca che per nove giorni è stata il centro del mondo natatorio, è stata ancora una volta Simona Quadarella, la quale ha completato una tripletta leggendaria che la consacra tra le più grandi di sempre.

La romana, con una rimonta da antologia nei 400 stile libero, ha piegato la resistenza della tedesca Isabel Gose, fermando il cronometro sul tempo di 4'01"34, che vale anche il record dei Campionati, e ha così messo in bacheca il suo undicesimo titolo continentale individuale, un numero che la proietta ancor più in alto nell'Olimpo del nuoto europeo.

Il "Veleno" di Simona: la rimonta che nessuno si aspettava

L'immagine che resterà impressa è quella del suo volto, un misto di stupore e incredulità, dopo aver toccato la piastra. Per un lungo istante, Simona Quadarella è rimasta come sospesa, quasi scioccata, come se non riuscisse a credere di avercela fatta ancora una volta, nonostante la distanza dai 400 metri non sia la sua preferita, lei che domina sugli 800 e sui 1500. Poi lo sguardo si è illuminato e la consapevolezza è esplosa: sì, aveva vinto lei, con quella sua progressione che è diventata un marchio di fabbrica. La sua rimonta negli ultimi 50 metri, nuotati in 29.28 secondi, ha beffato le avversarie tedesche e ha lasciato tutti a bocca aperta, compresa la stessa nuotatrice, che ha ammesso: "Se non me lo aspettavo io, figurarsi loro", un commento che spiega perfettamente la natura di un'impresa compiuta più col cuore che con la pianificazione. La sua capacità di non mollare mai, di trasformare il famoso "Veleno" – il nomignolo datole dalla madre – in una risorsa inesauribile, è ciò che l'ha resa una nuotatrice leggendaria, capace di vincere anche quando le premesse non sembrano essere tutte dalla sua parte.

Una notte di argenti e qualche rimpianto

Intorno all'oro di Quadarella, la serata è stata un susseguirsi di medaglie d'argento, quattro piazzamenti che testimoniano la qualità del movimento azzurro ma che lasciano anche il sapore amaro di un'occasione sfumata. I centesimi di secondo, quel niente che può diventare tutto, sono stati i grandi protagonisti in negativo per l'Italia, con alcune finali decise da dettagli infinitesimali.

Il rammarico più grande è forse quello della staffetta mista femminile, dove la squadra ha sfiorato l'oro, ma come ha spiegato Emma Virginia Menicucci, alla quale è mancata la benzina negli ultimi metri, "non si può fare sport se non si ammettono errori".

Una riflessione che racchiude lo spirito di un gruppo che ha imparato a lottare fino alla fine, anche quando le gambe non rispondono più come si vorrebbe, e che guarda al futuro con la consapevolezza dei propri mezzi, come dimostra il fatto che anche altri atleti come Pilato e Ceccon abbiano dovuto inchinarsi ai propri avversari, portando a casa l'argento ma con la certezza di aver dato tutto.

Il bilancio di una squadra in crescita

Non si può certo parlare di insuccesso per la spedizione azzurra a Parigi, che chiude con un bottino ricchissimo di medaglie e con la certezza di aver trovato nelle proprie fila una fuoriclasse assoluta come Quadarella. La sua tripletta, giunta per la terza volta in carriera, è un traguardo che pochi atleti possono vantare e che la rende un punto di riferimento non solo per il nuoto italiano, ma per l'intero panorama continentale.

La vittoria nei 400 stile libero, in particolare, ha il sapore di una rivincita personale e di una conferma della sua duttilità, dimostrando che la sua classe non conosce distanze. Dall'altro lato, i quattro argenti conquistati nella serata conclusiva, frutto di prestazioni di altissimo livello, evidenziano come la Nazionale italiana sia composta da atleti in grado di competere ai massimi livelli e di lottare per il gradino più alto del podio, anche quando le gare si decidono per un soffio, per una bracciata o per un tocco imperfetto alla piastra.

Uno sguardo al futuro tra soddisfazioni e lezioni da imparare

Se il sorriso più largo è quello di Simona Quadarella, che con questa prestazione si iscrive ancora di più nella storia del nuoto europeo, la serata di Parigi 2026 lascia in eredità anche alcune importanti lezioni per il movimento azzurro. L'amarezza per gli argenti sfiorati, in particolare per la staffetta mista, non deve oscurare il valore di una generazione che ha dimostrato di poter tenere testa alle potenze del nuoto mondiale.

La capacità di reagire, di non arrendersi mai e di credere nella rimonta fino all'ultima vasca, come ha insegnato la stessa Quadarella, è un patrimonio che va coltivato.

La rassegna parigina si chiude dunque con un bilancio estremamente positivo, costellato di medaglie e di prestazioni di carattere, con la consapevolezza che il futuro del nuoto italiano ha basi solide su cui costruire, forti dell'esperienza di chi ha imparato a vincere e di chi, perdendo per un centesimo, ha capito che il margine di miglioramento è sempre più sottile e che la strada verso la perfezione passa anche attraverso l'accettazione dei propri limiti e la voglia di superarli.

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